In vista dei festeggiamenti in onore di Santa Giulia, patrona di Livorno, ripercorriamo brevemente la storia del suo culto in relazione al nostro territorio: attraverseremo i diversi luoghi che lo hanno ospitato nei secoli, fino ad arrivare all’attuale Chiesa di Santa Giulia, che si affaccia sull’omonima strada di fianco al Duomo.
Storia del culto
Notizie in quest’area del culto della Santa si hanno già dal Medioevo: si attesta infatti la presenza nel Porto Pisano di una ecclesia Sanctae Juliae fin dal IX secolo. Una volta reso inaccessibile il porto, il culto passò alla Pieve di Santa Maria di Livorno (poi detta appunto di Santa Maria e Giulia): qui nel 1503 la Confraternita del Santissimo Sacramento e di Santa Giulia (risalente alla seconda metà del Tredicesimo secolo e innalzata al grado di Arciconfraternita nel 1809) ottenne la costruzione del primo vero e proprio oratorio dedicato alla Santa in cui poter riunire i fedeli. L’inaugurazione ufficiale dell’oratorio ebbe luogo il 22 maggio del 1514.
Nel 1525 la pieve di Santa Maria e Giulia e l’annesso oratorio furono demoliti per far posto al fosso che circonda la Fortezza Vecchia. Da questo momento fino al 1602 la Confraternita utilizzò alcune sedi temporanee, fra cui un piccolo oratorio ricavato da un magazzino presso la chiesa di Sant’Antonio, detto “Santa Giulina” per le sue ridotte dimensioni. Per tutto il Cinquecento Sant’Antonio e Santa Giulina costituirono un saldo punto di riferimento per la vita religiosa, sociale e civile dei Livornesi, ma verso la fine del secolo, a causa della rapida espansione della città nuova intorno ai punti nevralgici di Piazza d’Armi e Via Ferdinanda (le attuali Piazza e Via Grande), l’oratorio di Santa Giulina si trovò non solo a rimanere situato al di fuori della città nuova, ma anche a essere ormai insufficiente per le esigenze della Confraternita. Per questo motivo, quest’ultima fece richiesta al Granduca di un terreno su cui erigere un proprio nuovo oratorio, dono che fu fatto da Ferdinando I de’ Medici nel 1602. La prima pietra fu posta il 22 maggio dello stesso anno e la costruzione, probabilmente su progetto di Alessandro Pieroni (1550-1607), fu conclusa già l’anno successivo.
L’attuale Chiesa di Santa Giulia
La sobria facciata della chiesa, scandita da grandi formelle rettangolari, appare oggi alquanto spoglia, ma le due nicchie ai lati del portone (sormontato dallo stemma dell’Arciconfraternita) ospitavano un tempo due sculture raffiguranti San Pietro e San Paolo, gravemente danneggiate durante l’ultimo conflitto mondiale e quindi rimosse. Sempre durante la guerra si registrò anche la perdita di parte dell’arredo e del soffitto ligneo con intagli dorati e tre dipinti su tela, nonché del ricco archivio dell’Arciconfraternita. Le sculture delle nicchie esterne non erano però quelle ivi inserite in origine: fino al 1848, infatti vi erano ospitate le sculture di San Girolamo e Sant’Antonio Abate, sostituite poi con quelle dei Santi Pietro e Paolo in seguito a un curioso incidente: nell’ottobre del 1848 un funzionario dell’amministrazione civica inviso al popolo si trovò a passare davanti alla chiesa nella sua carrozza, quando improvvisamente il cavallo che la trainava cadde; il personaggio all’interno del veicolo fu a quel punto riconosciuto da parte dei passanti e reso oggetto di una contestazione così aspra, che la situazione mutò rapidamente in rissa; le forze pubbliche riuscirono a riportare l’ordine, ma la popolazione mise in relazione l’incidente proprio con la presenza della scultura di Sant’Antonio, come se il Santo avesse voluto punire il funzionario; a seguito di ciò, per evitare di dare sostegno a queste dicerie (probabilmente messe in giro proprio per sobillare il popolo), il vescovo decise di far rimuovere le due sculture, le quali furono trasferite nel loggiato del seminario.

L’edificio presenta una pianta longitudinale a navata unica (preceduta da un atrio) e il suo interno prende luce da sei finestroni laterali cui si alternano lesene di ordine corinzio. L’attuale copertura a cassettoni, in sostituzione di quella perduta durante il periodo bellico, è decorata a stucchi dorati. L’altare maggiore, più volte rimaneggiato, è di origine secentesca ed è costituito da una mensa in marmo di Carrara. In esso è conservato il reliquiario monumentale di Santa Giulia (portato in processione in occasione dei festeggiamenti in onore della Santa); esso fu commissionato nel 1694 dal granduca Cosimo III in seguito al dono di un frammento dell’osso del cranio di Santa Giulia da parte del monastero di Brescia a lei dedicato. Il reliquiario presenta un basamento in lamina di rame sbalzata e cesellata a forma di fortezza (in rappresentanza della città di Livorno) su cui è posta la figura in argento della Santa. Sopra l’altare è stata collocata una copia fotografica della Tavola di Santa Giulia, essendo l’originale attualmente conservato nel Museo.
Il Museo di Santa Giulia
Il Museo è stato istituito nel 2000, anno in cui l’Arciconfraternita ha celebrato il suo settimo centenario dalla fondazione. Nel 2008 esso è stato intitolato a Francesco Terreni, colui che fu governatore dell’Arciconfraternita e che costituì il Museo stesso. Il Museo ospita diversi paramenti liturgici e arredi sacri, fra cui di particolare interesse è un paliotto del 1682 in velluto su supporto ligneo, con ornamenti in argento dorato e cesellato; ben visibile al centro di esso è lo stemma dell’Arciconfraternita, da cui si dipartono dei girali formati da spighe di grano e tralci d’uva.

Possiamo qui ammirare anche un bozzetto di Giuseppe Maria Terreni (1739-1811) dell’affresco raffigurante il Trionfo dell’Eucarestia (1791) che un tempo ornava la volta della cappella del SS. Sacramento nel Duomo e che è andato perduto nel periodo bellico. L’opera sicuramente più significativa qui conservata è però la tavola agiografica trecentesca che ha come soggetto Santa Giulia, di cui parleremo nel prossimo approfondimento.
Per approfondire
D’ANIELLO Antonia, a cura di, I luoghi della fede – Livorno, la Val di Cornia e l’arcipelago, Milano, Mondadori, 2000.
MAGRI Nicola, Cronica di Livorno, Firenze, stamperia di S. A. R. per Gaetano Cambiagi, 1769 – 1772.
MARCHI Vittorio, Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
TERRENI Francesco, S. Giulia e la più antica confraternita livornese: l’arciconfraternita del SS. Sacramento e di S. Giulia, Livorno, Stella del mare, 2003.

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