Notizie sulla Santa patrona di Livorno e la tavola medievale che la rappresenta

Dopo aver tratteggiato l’origine del culto di Santa Giulia a Livorno e dei luoghi che lo hanno ospitato (potete leggere il nostro approfondimento qui), passiamo ad analizzare la figura della Santa, con particolare attenzione alla tavola agiografica a lei dedicata conservata nel Museo di Santa Giulia, una tempera su tavola databile al primo quarto del Trecento.

Notizie su Santa Giulia

tavola santa giulia livorno
La tavola agiografica conservata nel Museo di Santa Giulia a Livorno

Secondo la tradizione agiografica, Giulia era una giovane cartaginese vissuta probabilmente nel Quarto secolo che divenne schiava di un mercante di nome Eusebio quando la città fu presa dai pagani; sembra che Eusebio fosse affezionato alla donna, la quale, poiché a lui molto devota, lo seguiva sempre nei suoi viaggi. Durante uno di questi, diretto in Gallia, Eusebio fece sosta in Corsica. Pare che qui Giulia si fosse rifiutata di partecipare a un rito pagano organizzato dal governatore dell’isola (Saxo), per cui quest’ultimo la fece rapire e torturare. Nonostante questo trattamento, Giulia si rifiutò di rinnegare la fede cristiana, per cui fu uccisa sulla croce (il 22 maggio, secondo i martirologi). La tradizione vuole che, messi al corrente dell’accaduto in sogno da degli angeli, i monaci della Gorgona si precipitarono in Corsica per recuperare la salma della martire; essi rientrarono poi verso la propria isola navigando miracolosamente contro vento per poter infine seppellirvi il corpo di Giulia. Circa quattro secoli dopo, per volere del re longobardo Desiderio, le reliquie della Santa furono traslate dalla Gorgona a Brescia, fatto che per alcuni ha dato inizio al suo culto in quella zona d’Italia.

Le notizie sulla biografia della Santa sono comunque incerte, poiché, come un po’ tutte le fonti agiografiche, anche quelle riguardanti Giulia riportano numerosi errori storici o geografici e dati contraddittori che spesso portano anche a sdoppiamenti di persona. Ad esempio, secondo alcune ricostruzioni, Giulia sarebbe stata uccisa a Cartagine e poi traslata in Corsica, mentre altri sostengono invece che Giulia potesse essere un’antica martire corsa uccisa all’epoca delle grandi persecuzioni.

La tavola di Santa Giulia

L’opera in oggetto raffigura Santa Giulia con episodi della sua vita secondo il modello compositivo tipico delle tavole agiografiche medievali, in cui il protagonista era rappresentato al centro a figura intera (con una certa fissità, indicante proprio la santità del personaggio), mentre ai lati erano raffigurati gli episodi salienti della sua vita. Nonostante la presenza di alcune lacune per la caduta di colore e il fatto che durante i secoli la tavola abbia subito alcuni tagli (forse dovuti a cambi di collocazione nel tempo), questa rimane un documento agiografico molto prezioso, poiché costituisce l’unico ciclo dedicato a Santa Giulia ad essersi conservato completo degli episodi della sua vita.

Origine dell’opera

tavola santa giulia livorno_particolare2La prima menzione di quest’opera si ha nel 1603, quando, considerata immagine miracolosa, la tavola fu portata in processione in occasione del trasferimento di sede della Confraternita (probabilmente essa aveva accompagnato nel tempo il culto della Santa a Livorno nelle sue varie sedi). Alcuni studiosi hanno ipotizzato che l’opera fosse stata eseguita proprio per la Confraternita stessa, ma al momento non esistono elementi che possano confermare con certezza questa tesi, tanto che la commissione dell’opera rimane tuttora un mistero. Ad esempio, nel suo Vita di Santa Giulia del 1615 Cristoforo Lauro menziona un dipinto della Santa in relazione alla fondazione della Compagnia nel nome di Santa Giulia e alla di lei elezione a martire e patrona della città in seguito ad un evento miracoloso avvenuto in un’epoca imprecisata: alcuni naviganti corsi devoti a Santa Giulia durante la loro permanenza a Livorno commissionarono un dipinto della martire da riportare nel loro paese; al momento della partenza, tuttavia, nonostante il mare calmo e il cielo sereno, questi non riuscivano a lasciare il porto a causa, sembra, di un qualche evento soprannaturale; giunti alla nave, il pievano e la popolazione si fecero consegnare il dipinto e lo posero sopra l’altare della chiesa dedicata alla Santa, fatto che consentì la partenza dei naviganti.

Secondo alcuni studiosi il dipinto potrebbe in realtà essere stato commissionato a Pisa e poi acquistato dalla Confraternita per onorare la Santa patrona e procurarle il massimo decoro durante la festa del 22 maggio; altri ancora hanno ipotizzato l’implicazione dei monaci benedettini della Gorgona.

La tavola

Al centro della tavola vediamo Santa Giulia che porta la corona e reca in mano un ramo di palma, entrambi simboli del martirio. Intorno a lei si sviluppano gli otto episodi della sua vita, da leggere partendo dalla prima in alto a sinistra e procedendo verso il basso, per poi passare alla colonna di destra (ancora con ordine dall’alto verso il basso).

  1. La devozione di Giulia per Eusebio;
  2. Preghiera a bordo in viaggio per la Gallia: interessante la presenza di un monaco fra i personaggi sulla nave; si tratta del dato iconografico più lontano dalle fonti scritte (in nessuna di esse è citata la presenza di monaci in questa fase della vicenda), per cui si ipotizza che si possa trattare di un omaggio ai monaci della Gorgona, che comparirebbero già in questa fase come testimoni partecipi dei fatti, ma impotenti di fronte al destino di Giulia;
  3. Arrivo in Corsica;
  4. Il governatore della Corsica e i suoi soldati schiaffeggiano Santa Giulia: la Santa è rappresentata di fronte a un’architettura con le mani legate e intorno a lei si trovano gli uomini di Saxo, tra cui uno con il braccio alzato in attesa di colpirla;  
  5. Il governatore della Corsica ordina ai suoi soldati di continuare a oltraggiare Giulia;
  6. L’anima di Giulia crocifissa ascende al cielo: si tratta del tragico epilogo della vicenda, con Giulia legata alla croce ormai esanime; in alto a sinistra, due angeli fuoriescono dalle nubi per accogliere l’anima della ragazza sotto forma di colomba.
  7. Arrivo in Corsica dei monaci dell’isola di Gorgona;
  8. Seppellimento del corpo di Giulia all’isola di Gorgona.

 

L’autore

madonna san torpè pisa
Madonna con bambino, chiesa di San Torpè, Pisa. Fonte: BELLI (2011).

L’identità precisa dell’autore di quest’opera è ignota. A lungo si è ipotizzato che potesse trattarsi di un maestro che avesse avuto contatti con la scuola fiorentina (forse un allievo di Giotto), ma grazie al confronto con altre opere (in un dibattito che ha attraversato in pratica tutto il Novecento), gli studiosi sono infine giunti alla conclusione che l’opera sia da attribuire al cosiddetto “Maestro di San Torpè”, di cui non si conosce l’identità, ma a cui è riconducibile tutta una serie di opere dell’area pisana. In particolare, si ritiene valida questa attribuzione per la presenza di alcune caratteristiche tipiche delle opere ricondotte al maestro, fra cui ad esempio la resa della figura della Santa.

Si ritiene che questo maestro abbia iniziato a operare intorno alla fine del Duecento e che possa anche aver partecipato agli affreschi della basilica superiore di Assisi. Sebbene legato allo stile del Tredicesimo secolo, sul modello di Cimabue, egli si dimostrava un artista aggiornato sulle nuove tendenze, come quella giottesca. Potrebbe trattarsi di un maestro nativo dell’area pisana, ma che aveva avuto solide influenze dall’arte senese, da Duccio e soprattutto da Simone Martini, anche se da alcuni storici dell’arte è stato ipotizzato che il Maestro di San Torpè possa essere stato egli stesso di origine senese. Da un punto di vista stilistico, le derivazioni di stampo senese sono visibili nella tavola di Santa Giulia ad esempio nella monumentalità della figura, riconducibile proprio a Simone Martini.

 

Per approfondire

BELLI Elena, Il Maestro di San Torpè: vicenda critica, catalogo delle opere, confronti fra le arti, tesi di laurea in Storia dell’Arte, Università di Pisa, 2011.
CORSI MASI Francesca, Storia, leggenda, tradizione popolare: una tavola del Trecento con Santa Giulia e Storie, in “Comune notizie – rivista del Comune di Livorno, n. 43 (luglio – settembre 2003), pp. 33-44.
D’ANIELLO Antonia, a cura di, I luoghi della fede – Livorno, la Val di Cornia e l’arcipelago, Milano, Mondadori, 2000.
PISANI Linda, Una scheda per il maestro di San Torpè a Providence.
TERRENI Francesco, S. Giulia e la più antica confraternita livornese: l’arciconfraternita del SS. Sacramento e di S. Giulia, Livorno, Stella del mare, 2003.

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