Il viaggiatore che, appena giunto a Livorno, volgesse a destra, entrerebbe nel più grosso sobborgo della città nostra, ormai divenuto il più importante centro industriale: Torretta.
Prima di addentrarci verso il centro cittadino, la nostra guida ci invita a visitare la periferia nord-ovest della città e le zone limitrofe. In particolare, l’area di Torretta risultava di interesse per la sua vivacità dal punto di vista industriale, poiché qui sorgevano alcune delle più notevoli imprese cittadine.
Torretta
Venendo dalla Stazione San Marco, imbocchiamo l’attuale Via delle Cateratte (che un tempo seguiva lo scorrere dell’omonimo fosso) per trovarci nel cuore del quartiere di Torretta, il cui nome deriva da un’antica torre del Porto Pisano. Fu in quest’area che in particolare dall’Ottocento sorsero alcune tra le attività più importanti della città a livello industriale, complice il fatto che, trovandosi al di fuori della cinta doganale, si era esenti dal pagamento delle relative imposte. Fra le ditte presenti la nostra guida cita, ad esempio, la Società Metallurgica Italiana e la “Vetraria“; ancora oggi possiamo vedere le tracce di alcuni di quegli stabilimenti, che nel tempo sono stati sostituiti da altre attività.
Notiamo, ad esempio, l’edificio che un tempo ospitava la Semoleria Italiana (foto sopra), costruito fra il 1902 e il 1903 (su disegno dell’ingegnere Cristoforo Bozano) sul terreno precedentemente occupato dai mulini a vapore dei fratelli Bougleux, distrutti da un incendio: in proposito la nostra guida, pubblicata l’anno precedente la costruzione, ci anticipa che “presto (…) ricomincieranno la macinazione dei grani e la fabbricazione delle paste alimentari”. Rispetto alle immagini dell’epoca, notiamo che l’edificio ha subito un ribassamento, constando oggi di solo tre piani; vediamo, inoltre, che si è ormai perduto l’apparato decorativo che ne caratterizzava i volumi in origine.

Fra gli stabilimenti di rilievo ricordati dalla nostra guida, particolarmente interessante risulta anche la Fonderia Gambaro, fondata a metà Ottocento dai quattro fratelli Gambaro e attiva fino al 1933. Sebbene il nome dei Gambaro risulti oggi sconosciuto ai più, nel periodo fra la seconda metà dell’Ottocento e lo scoppio della prima guerra mondiale la loro attività era di tale successo da essere nota non solo in tutta Italia, ma anche all’estero. Per quanto riguarda nello specifico la nostra città, nella Fonderia hanno visto la luce tantissime opere che la caratterizzano: dalla copertura del Mercato Centrale, alle cancellate dell’Accademia Navale, dell’Hotel Universal o del Famedio di Montenero (nelle foto di seguito), alla serra di Villa Maurogordato. Il Comune di Livorno era fra i maggiori committenti della Fonderia, richiedendo ad esempio la realizzazione di tombini, fontanelle, apparati per l’illuminazione pubblica: se prestiamo attenzione, in giro per la città potremmo imbatterci in alcuni di questi esemplari sopravvisutti fino a oggi, riconoscendoli dalla firma “Fratelli Gambaro”.
Il Marzocco
Il più notevole monumento che s’incontra, passando il sobborgo di Torretta, presso la spiaggia del Calambrone, è la Torre del Marzocco, che i Fiorentini costruirono nel 1433, sopra gli avanzi della Rossa, che Pisa aveva eretto nel 1154.

Di forma ottagonale, si tratta della più imponente fra le torri poste a sorveglianza della costa. Il nome di questa torre deriva dal marzocco che si trovava in cima all’edificio: si trattava di una sorta di banderuola in bronzo dorato raffigurante il leone simbolo della Signoria fiorentina. Come ci ricorda la nostra guida, il leone fu distrutto nel 1737 da un fulmine; lo stesso danneggiò anche la cuspide dell’edificio, la quale fu in seguito ricostruita leggermente più bassa, portando l’altezza della torre da 53,73 a 53,69 m. La torre esternamente è rivestita in marmo bianco e ogni angolo, in alto, porta inciso il nome del maggiore dei venti su cui si affaccia (motivo per cui l’edificio era anche chiamato “Torre dei Venti”). Sempre in alto, in prossimità dei beccatelli, si trovano scolpite le quattro armi di Firenze (il Giglio della Città, la Croce del Popolo, il Leone della Repubblica e l’Aquila di parte guelfa con un drago negli artigli); sono inoltre presenti sparsi alcuni stemmi e iscrizioni, in parte corrosi.

Il Calambrone

La nostra guida termina questo excursus nei dintorni nord di Livorno con una breve parentesi sul “Canale del Calambrone, ove finisce la provincia di Livorno”. Oggi la frazione di Calambrone fa parte del comune di Pisa; in epoca medievale l’area ospitava il Porto Pisano, ma con l’interramento dello stesso essa divenne una vasta palude, scarsamente popolata. L’autore della nostra guida ci informa che nella sua epoca l’area ospitava “alcune casupole di pescatori“, luogo di ritrovo dei cittadini che si recavano nella zona per dedicarsi alla pesca:
colle loro famiglie, e in liete comitive, si affollano ai capanni, ove gli osti-pescatori approntano le mense, sulle quali fumano le bavettine sul pesce, il cacciucco e la frittura.
Per approfondire
DEL LUCCHESE Aldo, Stradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
DONATEO Giuseppe, La Fonderia Gambaro. I maestri livornesi del ferro, Livorno, Debatte, 2017.
GIUSTI Maria Adriana, a cura di, Le età del liberty in Toscana. Atti del Convegno, Viareggio 29-30 settembre 1995, Firenze, Octavo, 1996.
MARCHI Vittorio, Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
NOCERINO Corrado, Guida storica di Livorno, Livorno, Editrice l’Informazione, 1999.
SIMONINI Alberto, La Torre del Marzocco, Livorno, Favillini, 1969.
TROTTA Giampaolo, L’antico Porto Pisano e la Torre del Marzocco, Livorno, Debatte, 2005.
