Su e giù per Livorno, TAPPA 3. Scuola elementare Micheli – Fortezza Nuova

Ma è tempo di entrare in città! Passata la Barriera S. Marco (…) è il magnifico edificio scolastico intitolato dal celebre costruttore navale Giuseppe Micheli, opera dello egregio architetto Angiolo Badaloni.

Ripartiamo da Piazza XI Maggio per avvicinarci verso il centro cittadino vero e proprio. Ci soffermeremo davanti ad alcuni edifici di particolare interesse storico, ma soprattutto c’imbatteremo in uno dei protagonisti della nostra città: la Fortezza Nuova.

Scuola elementare Micheli

Dopo la precedente digressione sulle zone nord della città, l’autore della nostra guida si accinge finalmente a condurci verso il centro di Livorno. Per fare questo, si riparte dalla Stazione San Marco, luogo di arrivo obbligato in città tramite ferrovia: dopo aver attraversato la Piazza, ci soffermiamo brevemente sull’edificio delle scuole elementari dedicate all’ingegnere navale livornese Giuseppe Micheli (1823-1883), secondo l’autore “una delle più belle scuole d’Italia”.

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Le Scuole Micheli. Fonte: Istituto Comprensivo “Micheli-Bolognesi”

Costruita tra il 1885 e il 1887 in collaborazione con Adriano Unis, l’opera è stata realizzata dall’ingegnere del Comune Angiolo Badaloni (1849-1920), il quale pochi anni più tardi si sarebbe occupato anche della costruzione dell’edificio delle Scuole Benci (1893) sugli Scali degli Olandesi: si trattava dei primi edifici a specifico uso scolastico costruiti a Livorno dopo il 1868 (anno di costruzione delle Scuole Bini). Motivo ricorrente – funzionale e decorativo allo stesso tempo – negli edifici di Badaloni era quello delle grandi finestre ad arco che alleggeriscono il solido impianto murario, come vediamo appunto anche nel complesso delle Micheli.

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Fonte: Garibaldi e Livorno.

Proseguendo nel nostro itinerario, con gli occhi rivolti verso la facciata della scuola procediamo verso destra, per svoltare subito a sinistra in Via Solferino. Si tratta di una strada disegnata da Pasquale Poccianti (1774-1858) e costruita a seguito dell’espansione del 1835. Lo spirito patriottico dell’autore ci fa notare un edificio di particolare interesse, ossia la casa dove Giuseppe Garibaldi fu ospitato da una famiglia di livornesi dopo la campagna del 1866. All’epoca della nostra guida situato al n. 13, l’edificio risulta con l’attuale numerazione al civico 89 e ancora oggi, passando, possiamo soffermarci a leggere una targa commemorativa dello storico evento.

Fortezza Nuova

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L’attuale ingresso alla Fortezza.

Proseguendo per Via Solferino, al termine della strada ci imbattiamo nel Fosso Reale, descritto dalla nostra guida come il “fosso, ove stazionano i becolini, grosse barche che fanno il servizio di carico o scarico sul porto, e trasportano pei canali le mercanzie fra Pisa e Livorno”. Si trattava di una tipologia di imbarcazione locale, dal fondo piatto con prua e poppa rialzate (da non confondere col navicello), di cui abbiamo anche diverse rappresentazioni per mano del pittore livornese Renuccio Renucci (ad esempio, il Becolino al tramonto conservato dalla Fondazione Livorno). Sebbene col tempo si sia ridimensionato nella sua tipologia di utilizzo, ancora oggi il Fosso risulta trafficato – più o meno in base alla stagione – soprattutto da parte di barche di privati (visibili anche stazionare lungo il  suo perimetro) o di imbarcazioni a fini turistici.

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Cartolina d’epoca della Fortezza. Nel canale, sulla destra, un esempio di becolino. Fonte: Biblioteca Labronica.
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Le fortificazioni di Livorno a metà del Seicento. Fonte: SEVERINI (2006).

Lungo il nostro percorso è in questo punto che il visitatore può ammirare per la prima volta la Fortezza Nuova, la cui storia risale alla seconda metà del Cinquecento, quando l’architetto Bernardo Buontalenti (1531-1608) fu incaricato della nuova pianificazione urbanistica di Livorno (il 28 marzo 1577 ebbe luogo la posa della prima pietra delle nuove fortificazioni). La necessità di realizzare un fronte difensivo anche verso l’abitato urbano determinò l’adattamento dei due baluardi preesistenti di San Francesco e Santa Barbara alle nuove esigenze: isolati dalla città tramite il largo fossato, essi furono integrati da un apparato di difesa rivolto verso l’interno; nel complesso, l’articolazione progettata da Buontalenti garantiva il principio della reciproca protezione dei diversi corpi, grazie a piattaforme, bastioni, mezzi bastioni e rivellini. Verso la fine del Seicento, gran parte del complesso fu abbattuto per ottenere nuove aree edificabili: la Fortezza fu ridotta a un unico grande bastione comprendente il vecchio baluardo di San Francesco, come vediamo oggi (tuttavia, l’area che occupava originariamente è ancora intuibile dall’andamento dei fossi della Venezia Nuova), e a protezione della nuova area fu costruito il complementare Forte San Pietro.

 

Nel corso degli anni la Fortezza perse progressivamente la sua funzione originaria, essendo stata adibita prima a caserma, poi a magazzino e infine diventando un parco pubblico, come la conosciamo oggi. Lo stesso nostro autore ci informa che all’epoca in cui scriveva la Fortezza, “dalla quale fu tolto ogni strumento di guerra”, serviva ormai solamente per esercitazioni militari.

Sulla piattaforma da qualche anno è stato posto un cannone che, ogni giorno, annunzia, con uno sparo, il mezzodì.

 

Per approfondire

ARGENTIERI Giuseppe, BONETTI LucianoPittori, scultori ed architetti del passato (e non) a Livorno, Livorno, Marengo, 2002.
BORTOLOTTI LandoLivorno dal 1748 al 1958. Profilo storico-urbanistico, Firenze, Olschki, 1970.
MARCHI VittorioGuida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
SEVERINI GiancarloLa Fortezza Nuova di Livorno, Livorno, Debatte, 2006.

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