Ci concentriamo oggi su un personaggio molto attivo a Livorno a cavallo fra i secoli XVII e XVIII: il fiorentino Giovanni Battista Foggini, scultore e architetto di corte. Nato nel 1652 a Firenze, qui ricevette la sua prima formazione artistica da diversi maestri, fra cui lo scultore Jacopo Maria Foggini, suo zio.
Le fonti ci raccontano che all’età di sette anni il Foggini fu affetto da vaiolo, che gli lasciò per tutta la vita una grave malformazione agli arti inferiori con conseguente difficoltà a deambulare e anche solo stare in piedi: nonostante i mezzi dell’epoca, ciò non gli impedì mai di lavorare assiduamente e di perseguire con successo i propri obiettivi. Sappiamo che ancora minorenne egli era riuscito a ottenere diverse commissioni a Firenze, in parte legate anche all’attività dello zio; da un punto di vista stilistico, in questa prima fase sembra che l’artista fosse ancora legato alla tradizione fiorentina (ad esempio, nell’uso dello stiacciato), sebbene con alcune prime influenze di ambito cortonesco (nella resa dei panneggi, ad esempio), che egli avrà modo di approfondire negli anni successivi durante il suo soggiorno romano.

Nel 1673, infatti, il Foggini fu scelto fra i giovani da inviare a Roma come primi allievi dell’Accademia da poco istituita dal granduca Cosimo III a Palazzo Madama: si trattava di un’istituzione volta a formare giovani che, una volta tornati in patria, avrebbero dovuto aggiornare la produzione artistica fiorentina secondo le nuove tendenze. Questi furono anni decisivi per la formazione del Foggini grazie allo studio delle architetture (antiche e moderne) dal vero, delle antichità e delle opere dei grandi maestri: il suo stile si sviluppò sul modello del barocco romano, che egli contribuì a diffondere a Firenze, una volta tornatovi dopo circa tre anni e mezzo di studio. Nella città natale numerose furono poi le commissioni – pubbliche e private – che lo videro coinvolto, molte delle quali prevedevano un aggiornamento di ambienti interni secondo il nuovo stile barocco; ricordiamo ad esempio la Cappella Corsini all’interno della Chiesa del Carmine, i lavori per Palazzo Medici Riccardi (fra cui lo scalone monumentale) e per Palazzo Pitti.

Nel 1694 Foggini ricevette la carica di primo architetto di corte e agli anni immediatamente seguenti risalgono i suoi lavori più vasti: interventi di progettazione, ma anche di restauro o modifica di opere preesistenti, fra cui l’adattamento al nuovo gusto di varie chiese di Firenze e dintorni. In questi interventi veniva fatto ampio uso di stucchi bianchi e dorati: un mezzo espressivo efficace per la resa del gusto barocco, ma allo stesso tempo dalla lavorazione rapida e poco costosa (cosa che negli anni successivi farà invece disprezzare tale materiale “povero”, tanto che in molti casi si arriverà alla distruzione di diverse opere, anche dello stesso Foggini). L’intensa attività dei primi anni del Settecento portarono il Foggini anche fuori da Firenze, ad esempio a Livorno e a Pisa. Inoltre, egli diresse anche i lavori che si svolgevano nelle botteghe granducali, cosa che lo rese il maggiore artefice del rinnovamento delle arti in Toscana in quegli anni; la sua intensa attività è documentata da una vastissima produzione grafica, di cui solo una parte è giunta fino a noi.
Il Foggini morì nell’aprile del 1725 e fu sepolto presso Santa Maria del Carmine a Firenze. La sua eredità artistica fu raccolta da diversi discepoli e da due dei suoi undici figli, Giulio e Vincenzo.
Il Foggini a Livorno – opere principali
In un momento di grande espansione economica per la città, il granduca Cosimo III e suo figlio Ferdinando furono promotori di un progetto di ridefinizione a livello urbanistico di Livorno di cui il Foggini fu attivamente partecipe. Già nel 1688 si registrava la sua presenza in città nell’ambito del progetto di ingrandimento dell’ospedale di Santa Barbara (presso la Fortezza Vecchia); successivamente egli vi operò in maniera continuativa fino al 1713, anno di morte del principe Ferdinando. Purtroppo quasi tutte le opere livornesi del Foggini nel tempo sono state gravemente danneggiate o distrutte, ma alcune sono apprezzabili ancora oggi.
Complesso militare di Porta San Marco
Si trattava del rifacimento voluto da Cosimo III della preesistente Porta San Marco, di fianco la chiesa di Santa Caterina. Il complesso fu edificato su disegno del Foggini tra il 1703 e il 1706 ed era costituito al centro dalla porta vera e propria – coronata da una merlatura di sapore vagamente neo-medievale – e lateralmente da due alloggiamenti per le truppe. La porta fu distrutta nel 1802 nell’ambito dei lavori di ampliamento della città in quell’area; oggi possiamo ancora vedere quello che rimane dei due alloggiamenti laterali, modificati nel tempo e adibiti ad abitazioni civili: il complesso nel suo insieme può essere ancora apprezzato in alcune vedute d’epoca (come nell’incisione di Ferdinando Fambrini, che vi proponiamo di seguito in confronto a ciò che vediamo oggi).
I Tre Palazzi

L’edificio, perduto a seguito delle distruzioni belliche, era situato accanto al Municipio, più o meno dove oggi vediamo la costruzione moderna che ospita gli uffici amministrativi del Comune di Livorno. Si trattava di un elegante palazzo suddiviso in unità abitative riservate a ricche famiglie di mercanti locali (proprietarie degli appartamenti) o a mercanti stranieri (in affitto). Il disegno del palazzo era del Foggini stesso e la costruzione ebbe luogo tra il 1704 e il 1706 su direzione dell’architetto Giovanni del Fantasia (1670-1743). Il nome con cui l’edificio è noto deriva dall’ordinata scansione della facciata, con le tre unità abitative che davano sulla piazza suddivise in maniera evidente.
Le chiese
Per quanto riguarda gli edifici religiosi, in città ricordiamo in particolare tre interventi del Foggini. San Ferdinando, chiesa unica nel suo genere a Livorno, fu edificata su progetto del Foggini a partire dal 1707 sotto la direzione dello stesso, per proseguire poi con Giovanni del Fantasia fino al completamento dell’edificio nel 1716. Anche la Chiesa degli Armeni risulta essere stata eretta su disegno del Foggini, nonostante che diverse fonti locali la attribuiscano al Fantasia (che probabilmente si era limitato a dirigerne i lavori): si trattava di una chiesa a croce latina con grande cupola sostenuta da quattro archi, di cui purtroppo oggi ci rimane solamente la facciata, poiché l’edificio originario, danneggiato durante la guerra, fu demolito dopo il secondo conflitto mondiale (quello che vediamo oggi è di moderna costruzione).
La presenza del Foggini si registra anche presso la vicina Chiesa della Santissima Annunziata o dei Greci Uniti, anche se le fonti non sono concordi sul livello del contributo apportato dall’architetto: secondo alcuni ne avrebbe disegnato la facciata, mentre per altri si sarebbe limitato alle sculture della stessa; altri ancora ipotizzano un suo coinvolgimento nel disegno della decorazione del soffitto ligneo.
Nel Duomo: il Monumento funebre del marchese Marco Alessandro del Borro
Concludiamo il nostro excursus con un’opera scultorea in marmo, purtroppo gravemente danneggiata dagli eventi bellici e apprezzabile nella sua totalità solo attraverso foto d’epoca: il monumento funebre al generale Marco Alessandro del Borro, governatore di Livorno fra il 1674 e il 1701. Si tratta di un’opera commissionata direttamente dal Gran Principe Ferdinando che impegnò il Foggini tra il 1702 e il 1705 e in cui si nota l’influenza della formazione romana dell’autore (studio della scultura funebre romana e della statuaria antica).

Al centro della composizione era un ritratto in altorilievo del generale, inserito in una sorta di medaglione. Al disopra di esso dei putti sollevavano un drappo per scoprire il Tempo, che scriveva le gesta del generale dal Borro. La figura sulla sinistra (che sembra dettare al Tempo cosa scrivere) è identificata con Sant’Adriano di Nicomedia, patrono dei soldati, solitamente raffigurato in armatura e con un leone accovacciato ai suoi piedi; questa figura, insieme al “trionfo d’armi” sulla destra, alludeva alle gesta militari del defunto, per esaltarle. Sebbene il Foggini fosse stato assistito dal suo fedele collaboratore Andrea Vaccà (attivo anche nelle fabbriche di San Gregorio e porta San Marco), per la loro qualità esecutiva si ritiene che le figure principali della composizione siano frutto della mano dello stesso Foggini, mentre l’allievo aveva probabilmente messo a punto le parti strutturali e ornamentali.
Per approfondire
COSTANTINI Morena, FOGGINI, Giovanni Battista, in “Dizionario Biografico degli Italiani”, vol. 48 (1997).
D’ANIELLO Antonia (a cura di), Livorno, la Val di Cornia e l’Arcipelago. La storia, l’architettura, l’arte della città e del territorio. Itinerari nel patrimonio storico-religioso, Milano, Mondadori, 1999.
LAZZARINI Maria Teresa, PALIAGA Franco, Duomo di Livorno. Arte e devozione, Ospedaletto (PI), Pacini, 2007.
MATTEONI Dario, Livorno, la costruzione di un’immagine. I palazzi di città, Livorno, Cassa di Risparmi di Livorno, 1999.
MONACI Lucia, Disegni di Giovan Battista Foggini, 1652-1725, Firenze, Olschki, 1977.
PANESSA Giangiacomo, Chiese a Livorno in età granducale. Secoli XVII-XIX, Livorno, Debatte, 2013.
SPINELLI Riccardo, Giovan Battista Foggini, architetto primario della Casa Serenissima dei Medici (1652-1725), Firenze, Edifir, 2003.
