Prossimo al Palazzo Bartolommei c’è un fabbricato ad archi, che si disse la Pescheria nuova ed a cui si accede percorrendo la breve Via dei Pescatori (ove è la Casa d’Arti grafiche S. Belforte e C., editrice della presente Guida), e sul dietro di questo edificio (…) è il Palazzo della Corte d’Assise (…).
In questa nuova tappa del nostro itinerario ci addentreremo nel cuore della Venezia Nuova per soffermarci su alcuni edifici di rilievo che sono fortunatamente giunti fino a noi. Dai locali dell’attuale Palazzo di Giustizia ci sposteremo in Via Borra, sede di alcuni palazzi signorili di pregio.
Pescheria nuova, Corte d’Assise e Tribunale

Dagli Scali del Pesce, presso cui ci eravamo soffermati nella tappa precedente, procediamo dritto attraversando nuovamente Via della Madonna per proseguire nella Via dei Pescatori, un tempo detta “della Pescheria Nuova” proprio in onore dell’edificio che ci segnala la nostra guida. Si tratta di un edificio settecentesco caratterizzato da ampi loggiati che serviva appunto alla vendita del pesce; la nostra guida (come anche altre precedenti) riporta Giovan Battista Foggini (1652-1725) come l’autore del progetto, sebbene non tutti gli studiosi siano d’accordo con questa attribuzione. La struttura subì alcune modifiche nel tempo (fra cui l’aver ricavato dei magazzini al piano superiore), dovute anche ai cambi di destinazione che l’edificio ha avuto nel corso della sua storia; in particolare, nel corso del Novecento esso è stato adibito a caserma dei vigili del fuoco e successivamente utilizzato per ospitare uffici amministrativi.

Dietro la Pescheria Nuova, sull’attuale Via Falcone e Borsellino (ex “Via dei Milanesi”, dal fatto che qui alcuni mercanti lombardi vi fecero edificare delle abitazioni) si affaccia l’edificio della Corte d’Assise. Esso fa parte del vasto complesso del Palazzo di Giustizia (sede del Tribunale Penale di Livorno) e ne costituisce la fabbrica più recente (la sua costruzione risale al 1880). Le origini del complesso si hanno nel secolo precedente, nel palazzo fatto costruire dal 1705 da Francesco Vincenti (custode del lazzaretto di S. Rocco) sull’area che precedentemente ospitava alcuni bastioni della Fortezza Nuova fatti demolire. All’edificio era annessa anche una chiesa (in parte eseguita da Giovanni del Fantasia) con facciata sull’ultimo tratto di Via della Madonna: il tutto fu ceduto ai gesuiti, i quali ampliarono ulteriormente il complesso e lo adibirono a scuola (1707).
Nel 1773 l’ordine dei gesuiti fu soppresso dal granduca Pietro Leopoldo “e il vasto Palazzo Vincenti passò alle monache della SS. Annunziata di Venezia Nuova, che vi posero il loro ospedale”. In questi anni la chiesa un tempo appartenuta ai gesuiti divenne locale di rappresentanza e la nostra guida ci informa di due eventi mondani di grande rilievo qui organizzati da Pietro Leopoldo: due feste da ballo, la prima in onore di Massimiliano arciduca d’Austria (1783) e la seconda in onore di Giuseppe II imperatore (1784). Nel 1806 una parte del complesso fu adibita a sede vescovile (per cui divenne nota anche come “Palazzo del Vescovado”), finché a metà del secolo il tutto fu ceduto all’amministrazione giudiziaria e “l’antica Chiesa dei Gesuiti, divisa in due parti, nella parte superiore fu ridotta a sala d’udienza del Tribunale, nella inferiore a magazzini”.
In via Borra. L’Archivio storico – Il Monte di pietà

Uscendo da Via della Madonna lungo gli Scali del Vescovado, voltiamo a sinistra per addentrarci in Via Borra, che prende il nome da Marco Alessandro Del Borro, governatore di Livorno tra il 1678 e il 1701. Nel diciottesimo secolo questa risultava essere una delle strade più importanti della città e a testimonianza di ciò ancora oggi possiamo ammirare diversi palazzi di grande rilievo. Il primo che incontriamo è il Palazzo Huigens (all’attuale civico numero 35), costruito dal commerciante di Colonia Odoardo Brassart che operava per conto di Antonio Huigens (cui poi passò l’edificio). La facciata risulta piuttosto sobria, con eleganti cornici che delimitano le aperture; l’interno è caratterizzato dalla funzionalità degli spazi, ma allo stesso tempo è data importanza centrale al cortile, dove notiamo rimandi all’architettura fiorentina del Cinquecento, ad esempio nell’uso della serliana. La nostra guida ci ricorda la visita nel 1706 del granduca Cosimo III, preceduto pochi giorni prima dal gran principe Ferdinando; nell’aprile del 1709, invece, fu qui ospitato il re di Danimarca Federico IV, evento ricordato nelle cronache cittadine, poiché il re “di sera, dalla finestra, si dilettava (…) a gettar denari a piene mani al popolo plaudente”.

Proseguendo lungo la strada incontriamo il Palazzo delle Colonne di Marmo (noto anche come Palazzo Bicchierai), costruito nei primi anni del Settecento per conto di Francesco Ottavio Gambarini, della famiglia di commercianti di origine lucchese; secondo la tradizione l’autore di questo edificio è l’architetto Foggini, ma non sono giunti a noi documenti che accertino questa attribuzione. All’esterno la facciata (rivestita di lastre in marmo bianco) è caratterizzata da uno spiccato gusto per l’ornamentazione, con motivi di stampo secentesco (mascheroni, cartigli, emblemi delle quattro stagioni); all’interno, invece, il cuore dell’edificio è il cortile, attorno al quale si sviluppano i vari spazi (fra cui i magazzini di deposito). La generazione successiva dei Gambarini vide il fallimento dell’attività di famiglia (1717), a seguito della quale il Palazzo fu venduto al ricco mercante Michelangelo Bicchierai. Durante l’appartenenza a questa famiglia, l’edificio subì alcune modifiche, fra cui l’aggiunta del terzo piano: fu proprio in questi ambienti che dal 1899 fino alla seconda guerra mondiale ebbe sede l’Archivio Storico cittadino, fondato da Pietro Vigo (1856-1918). Nel 1818 l’edificio passò in eredità alla moglie dell’ultimo dei Bicchierai (morto senza figli), Luisa di Lelio Franceschi, la cui famiglia di origine pisana rimase proprietaria del Palazzo per circa un secolo; nel 1910 esso passò in mano al vicino Monte di Pietà, mentre nel 1947 fu acquisito dalla Cassa di Risparmi di Livorno.
Procediamo ancora avanti per soffermarci infine sull’edificio settecentesco che ospitava il Monte di Pietà, e che anzi fu costruito appositamente con questo intento, a seguito della disposizione granducale del 1701. Già in funzione dal 1706, l’edificio fu completato solo quattro anni più tardi. Si tratta di un palazzo di tre piani, a cui si aggiungono due magazzini sotterranei che si affacciano direttamente sul canale. I due piani superiori ospitavano appartamenti d’abitazione, mentre gli uffici (quelli dei funzionari, ma anche gli archivi e le stanze di deposito) erano collocati al piano terreno, anche in questo caso disposti attorno a una chiostra centrale; il servizio si articolava in due sezioni: il Monte Pio Rosso per il prestito e il Monte Pio Nero per la vendita.

Per approfondire
ARRIGHI Isabella, Il palazzo delle Colonne di Marmo nella via Borra, in “CN – Comune Notizie” n. 83, aprile-giugno 2013.
DEL LUCCHESE Aldo, Stradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
FRATTARELLI FISCHER Lucia, SALLER Riccardo, La Venezia Nuova, quartiere barocco di Livorno, Livorno, Debatte, 2006.
MARCHI Vittorio, Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
MATTEONI Dario, Livorno, la costruzione di un’immagine. I palazzi di città, Livorno, Cassa di Risparmi di Livorno, 1999.
VIGO Pietro, Il Palazzo di giustizia in Livorno e le sue vicende, Livorno, Chiappini, 1917.
WIQUEL Giovanni, Dizionario di persone e cose livornesi, Livorno, Bastogi, 1976-1985.



