Su e giù per Livorno,TAPPA 13. Piazza Giordano Bruno e Via S. Marco – Teatro S. Marco

Se invece di prendere a sinistra, al termine di Via della Madonna, ci volgiamo a destra, passato un breve ponte, ci troviamo in Piazza Giordano Bruno, già Piazza dei Domenicani, così chiamata dal convento di detti frati – ora ridotto a carcere giudiziario – situato dietro l’artistica chiesa di S. Caterina (…).

Proseguiamo con la visita del quartiere Venezia proposta dalla nostra guida. Attraversiamo il ponte di fronte a Via Borra (costruito nel 1949 in sostituizione dell’originale settecentesco distrutto durante la guerra) per ritrovarci in Piazza dei Domenicani e ammirare la Chiesa di Santa Caterina. Successivamente, proseguiamo lungo Via San Marco alla scoperta dell’omonimo teatro, di cui rimangono oggi in piedi solo alcuni resti (soggetti a restauro nel 2017).

In Piazza Giordano Bruno e in Via S. Marco

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Il Palazzo dei Domenicani.

Chiamata “Piazza dei Domenicani” dalla presenza del convento settecentesco di quest’ordine (l’attuale Palazzo dei Domenicani), ai tempi della nostra guida la piazza era intitolata a Giordano Bruno (denominazione usata tra il 1888 e il 1938; successivamente fu dedicata a Reginaldo Giuliani, per tornare poi al nome originario nel 1948). Era qui che sorgeva la prima Porta San Marco (all’inizio dell’omonima via), aperta nel 1703 e demolita nel 1802 (per alcuni anni fu detta “Porta Elisa”); se ne vede ancora l’impostazione in un paio di edifici, oggi usati a fini residenziali, che originariamente facevano parte del complesso della Porta (ne avevamo parlato qui). 

La costruzione della Chiesa di Santa Caterina iniziò nel 1720 su progetto di Giovanni del Fantasia (1670-1743); i lavori però furono presto interrotti e ripresi nel 1729 sotto la direzione dell’ingegnere Alessandro Saller, il quale apportò diverse modifiche al disegno originale. Fu proprio forse a causa di queste modifiche che presto, durante la costruzione della vasta cupola, si verificarono alcuni problemi di natura statica; per risolverli si rese necessario l’intervento di una commissione di architetti fiorentini: fu deliberato (1746) di ovviare ai dissesti cingendo la cupola con un muro ottagonale, che di fatto la nasconde ancora oggi alla vista esterna. La Chiesa fu aperta nel 1753. All’esterno, la lanterna fu aggiunta solo nel 1869 (originariamente era stata pensata in marmo, ma poi fu realizzata in muratura), mentre il rivestimento esterno in marmo non fu mai realizzato, lasciando la facciata incompiuta come la vediamo tuttora.

L’opera del Vasari (fonte: Wikipedia).

La Chiesa è a pianta centrale con cappelle dedicate a Santa Caterina (un tempo a San Tommaso d’Aquino), Gesù della Canna (il nome deriva dalla presenza della scultura di Cristo flagellato), San Giuseppe. Fra le opere conservate nella Chiesa, si segnala l’Assunzione della Madonna di Giorgio Vasari (1511-1574). Si tratta di un dipinto su tavola che, secondo studi recenti, sarebbe giunto a Livorno insieme ad altri due dipinti conservati nella Chiesa di San Sebastiano (gli Evangelisti Matteo e Giovanni) dalla Cappella di Pio V in Vaticano, realizzata dal Vasari e bottega intorno al 1571; probabilmente le opere furono vendute all’asta intorno ai primi anni dell’Ottocento durante il loro transito presso il porto di Livorno verso la Francia come bottino di guerra. 

La decorazione della cupola fu affidata verso la fine dell’Ottocento al senese Cesare Maffei, incaricato anche di restaurare le pitture delle cappelle.  Precedentemente si era offerto per l’incarico il milanese Luigi Ademollo (che aveva anche già preparato dei bozzetti per l’apparato decorativo della cupola), ma il compenso richiesto fu giudicato troppo esoso dai committenti:

Luigi Ademollo aveva fatto i bozzetti, che il Curato dei Domenicani conserva, per dipingere la cupola stessa, ma chiese 1000 lire ed i frati non avevano la somma!

Teatro S. Marco

Procediamo lungo Via San Marco per giungere ai resti dell’omonimo Teatro: in particolare alcune parti della facciata, fra cui possiamo ancora scorgere le colonne ioniche che sostenevano il portico da cui si accedeva al vestibolo verso la platea. L’edificio fu costruito sull’area dell’ex Rivellino di San Marco fra il 1802 e il 1806, anno in cui fu inaugurato con la rappresentazione de I Baccanali di Roma (27 aprile). La grande sala aveva 136 palchetti suddivisi in cinque ordini e sormontati dal loggione; di particolare pregio erano le decorazioni pittoriche di Luigi Ademollo (1764-1849), fra cui il sipario (con rappresentato un trionfo di Cesare), gli arazzi illusionistici all’esterno dei palchi (con episodi dell’Iliade) e soprattutto il soffitto con La Reggia del Sole (soggetto tratto dalle Metamorfosi di Ovidio).

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Interno del Teatro San Marco. Fonte: La Vecchia Livorno.

All’epoca della sua fondazione il Teatro apparteneva all’Accademia dei Floridi, la quale invitò all’inaugurazione la regina reggente d’Etruria Maria Luisa; in questa occasione il teatro fu intitolato al di lei figlio Carlo Lodovico. La stessa Accademia trovò la propria sede nel Casino adiacente il Teatro, che si affacciava sull’omonima strada. A distanza di pochi anni l’Accademia dei Floridi si sciolse per problemi finanziari e il complesso fu messo in vendita, rimanendo poi in mano a privati per diversi anni. Nel 1848 fu costituita una nuova società accademica (presieduta dal conte Francesco de Larderel) che assunse nuovamente il titolo di Accademia dei Floridi; essa riprese in mano il Teatro e lo sottopose a lavori di ristrutturazione diretti da Giuseppe Cappellini (1812-1876): fra i vari interventi, fu consolidata la struttura muraria, furono restaurate le pitture e rinnovate le tappezzerie.

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I resti della facciata del Teatro San Marco oggi.

Stando alle fonti, intorno al 1875 il complesso (che nel frattempo aveva assunto la denominazione di R. Teatro dei Floridi o Teatro San Marco) versava nuovamente in uno stato di degrado; necessitavano lavori di restauro, che però non furono eseguiti per mancanza di fondi: nel 1883, infatti, i beni della nuova Accademia dei Floridi furono messi in liquidazione e il Teatro fu venduto ad alcuni privati, mentre il Casino passò in mano alla Cassa di Risparmio. Come ci segnala la nostra guida, all’epoca (inizi del Novecento), mentre nel Casino aveva sede la R. Filarmonica Livornese, il Teatro era ridotto a magazzino, in uno stato di semi-abbandono.

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Successivamente, con lo scoppio della prima guerra mondiale, l’edificio fu utilizzato dall’esercito come deposito, subendo ulteriori danni: palcoscenico e volte delle cantine sprofondati, tetto gravemente danneggiato con infiltrazioni che rovinavano la platea, rischio di crollo dell’ultimo ordine di palchi. Nonostante queste condizioni precarie, nel 1921 il Teatro vide la nascita del Partito Comunista Italiano, ospitandone il primo Congresso, come ricorda una lapide che possiamo vedere ancora oggi. Due anni dopo l’edificio fu affidato in custodia dal Comune alla Società Guido Monaco, che avviò alcuni lavori urgenti di ristrutturazione; grazie a ciò, nel 1925 la sala fu riaperta al pubblico. Successivamente furono avviati ulteriori lavori affidati a Virgilio Marchi, anche se dalle fonti non si ha certezza se essi furono effettivamente iniziati o se rimasero allo stato progettuale.

In ogni caso, il colpo di grazia al Teatro San Marco arrivò durante il secondo conflitto mondiale, quando esso fu danneggiato dai bombardamenti in maniera gravissima. Si pensa che la sala sarebbe stata forse recuperabile, ma i progetti di ricostruzione elaborati negli anni Sessanta non furono mai realizzati.

Chiudiamo questa tappa con le parole amare del nostro anonimo accompagnatore, ancora attualissime a oltre un secolo di distanza:

È un vero peccato; ma pur troppo a Livorno siamo fatti così: lodiamo tutto ciò che gli altri hanno, e quello che abbiamo, e che per tutti sarebbe vanto, o non curiamo o sbertiamo!

Per approfondire

D’ANIELLO Antonia, a cura di, I luoghi della fede – Livorno, la Val di Cornia e l’arcipelago, Milano, Mondadori, 2000.
DEL LUCCHESE Aldo
Stradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
GARBERO ZORZI Elvira e ZANGHERI Luigi, a cura di, I teatri storici della Toscana. Censimento documentario e architettonico, Firenze, Giunta Regionale Toscana, 1999-2000.
MARCHI VittorioGuida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
PANESSA Giangiacomo, Chiese a Livorno in età granducale. Secoli XVII-XIX, Livorno, Debatte, 2013.

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