Dalla antica Piazza de’ Grani, ora Piazza della Fortezza Vecchia, si giunge proprio alla Fortezza Vecchia, traversando il fosso; essa sorge dove già fu la chiesa più antica di Livorno e l’edificio che Cosimo I fece erigere per la sua corte.
Proseguendo in direzione del mare, giungiamo finalmente alla Fortezza Vecchia, vera e propria icona labronica. Nella tappa odierna visiteremo questo fondamentale luogo d’interesse e le sue immediate vicinanze, oggi assorbite dal complesso portuale.
Fortezza Vecchia

Le origini di quella che oggi chiamiamo “Fortezza Vecchia” si hanno in epoca medievale, anche se secondo alcuni studiosi è possibile risalire addirittura alla tarda epoca romana. Il primo nucleo del complesso era costituito da una semplice torre a pianta quadrata (“Castrum Liburni”), di incerta datazione, ma probabilmente edificata intorno all’anno Mille, posta nei pressi del Porto Pisano con funzione di sentinella e di cui ancora oggi possiamo scorgere i resti. La costruzione del successivo mastio circolare ha pure datazione incerta, ma è probabile che risalga alla metà del XIII secolo, ultimo periodo di splendore della Repubblica Pisana; esso è conosciuto come “Torre di Matilde”, ma a livello storico non ci sono legami documentati fra la costruzione della torre e Matilde di Canossa (che anzi visse a cavallo dei due secoli precedenti). La terza fase costruttiva riguarda la cosiddetta “Quadratura dei Pisani”, ultimata – ad opera dei costruttori pisani Puccio di Landuccio e Francesco di Giorgio Giordani – nel 1377, in un periodo in cui si provvedeva alla costruzione di nuovi insediamenti fortificati o al potenziamento di quelli esistenti per difendersi dalle truppe straniere che imperversavano sul territorio. La Quadratura risulta ancora oggi sostanzialmente conservata, con uno spigolo costituito dal mastio circolare preesistente.

A seguito del passaggio della base navale di Livorno sotto Firenze nel 1421, essa fu strettamente coinvolta nelle vicende belliche a cavallo dei secoli XV e XVI, dopo la discesa di Carlo VIII in Italia. Minacciato a più riprese dalle potenze vicine, gli eventi dimostrarono l’importanza sotto il profilo militare dell’ancora piccolo centro: si pensò dunque di dotarlo di una fortificazione più grande che ne aumentasse la sicurezza e il progetto fu affidato ad Antonio da Sangallo il Vecchio (1453-1534). La Fortezza racchiudeva una vasta area intorno alla vecchia Quadratura e su tre angoli era costituita da bastioni (essendo il quarto spigolo già difeso dal vecchio mastio circolare). Il primo bastione innalzato fu quello dell’Ampolletta, mentre di poco successivo (1520 circa) è l’avvio della costruzione di quello detto “Canaviglia”, dal nome storpiato di Cesare Cavaniglia, secondo ammiraglio dell’Ordine di S. Stefano e castellano di Livorno nel 1582; l’ultimo bastione è chiamato “Capitana“, dall’omonima nave ammiraglia della flotta medicea che vi ormeggiava. Lungo il bacino navale e il lato nord furono realizzate delle gallerie con funzione di deposito e di distribuzione di mezzi, ma anche per il controllo di eventuali danni da esplosioni e per il rapido deflusso dei fumi da fori verticali.

Sotto Cosimo I la Fortezza Vecchia assunse anche funzioni non meramente militari: intorno al 1546 egli fece completare il Palazzo che lo avrebbe ospitato durante le sue visite a Livorno (purtroppo distrutto durante la seconda guerra mondiale). Anche il suo successore, Francesco I, operò delle aggiunte alla struttura: la Palazzina che ancora oggi spicca sul bastione della Canaviglia e la chiesa di San Francesco (nei pressi dell’Ampolletta), luogo fondamentale, in quanto fu proprio qui che il 19 marzo 1606 si svolse la cerimonia per il riconoscimento di Livorno come città.

Per concludere, la nostra guida ci rende partecipi di alcune “curiosità storiche” che ebbero luogo presso la Fortezza: apprendiamo così, ad esempio, che da qui nel 1600 Maria dei Medici si imbarcò verso Marsiglia per andare in sposa al re francese Enrico IV, ma anche che “nel 1789, Pietro Leopoldo aprì, nel Palazzo del duca Cosimo, un collegio militare pei figli de’ nobili”. La storia forse più pittoresca (ha ispirato anche una tragedia di Vittorio Alfieri) è quella che vede proprio all’interno della Fortezza Cosimo I uccidere il figlio Garzia, colpevole di aver a sua volta assassinato il fratello Giovanni: il tutto si sarebbe svolto sotto gli occhi della madre Eleonora di Toledo, causandone poi la morte di crepacuore. Come si può indovinare, “la leggenda è oggi, da autorevoli storici, dimostrata bugiarda”: in realtà sembra che il povero Garzia, il fratello e la madre, giunti sulla costa per imbarcarsi per la Spagna, contrassero qui la malaria, che ne causò una repentina morte.

Il Punto franco e la Diga rettilinea
Fuori dalla Barriera di Crocetta, o Marittima, lungo la Via di Circonvallazione, è il Deposito franco, che fu istituito per diminuire i gravi danni risentiti dal commercio di Livorno coll’abolizione delle franchigie.

La realizzazione di una diga rettilinea – a protezione del bacino portuale da venti e mareggiate – risale alla metà dell’Ottocento nell’ambito di progetti di ampliamento del porto, dovuti all’aumento dei traffici commerciali legati al forte sviluppo economico in atto all’epoca; fu nello stesso periodo, inoltre, che lo scalo merci della Stazione San Marco fu messo in comunicazione diretta con la Stazione Marittima del porto. A seguito dell’Unità, tuttavia, la città si ritrovò a dover ridimensionare il proprio sistema produttivo e commerciale in relazione al sistema economico del nuovo Regno d’Italia: fu realizzato un sistema doganale unificato che portò alla perdita dei privilegi fino ad allora vigenti, con conseguente abolizione dello stato di porto franco (provvedimento approvato nel 1865, in atto dal 1868). Il nuovo status non poté che destare preoccupazioni e proteste da parte dei commercianti, i quali non solo avrebbero perso le franchigie per l’approvvigionamento di materie prime e l’esportazione dei prodotti finiti, ma avrebbero anche visto svalutare i magazzini non più direttamente utili alle attività portuali. A questo si cercò di ovviare con una serie di misure volte a un miglioramento delle strutture portuali e la successiva istituzione di un Punto Franco; negli anni Settanta dell’Ottocento la Diga rettilinea fu ampliata e collegata alla terraferma e parallelamente fu costruita la Darsena del Mandraccio con annesso Deposito Franco (1878):
Al Deposito franco è annessa la Diga rettilinea, a cui approdano le navi, e ove sono vasti magazzini.

Per approfondire
BORTOLOTTI Lando, Livorno dal 1748 al 1958. Profilo storico-urbanistico, Firenze, Olschki, 1970.
COMUNE DI LIVORNO, Avvio del procedimento per il nuovo P.R.P. e per la Variante al Piano Strutturale del Comune di Livorno. Il nuovo Piano Regolatore del Porto di Livorno, Livorno, Comune, 2008.
DEL LUCCHESE Aldo, Stradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
FERRETTI Mario, La Fortezza Vecchia, Livorno, Debatte, 2006.
MARCHI Vittorio, Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
MARCHI Vittorio, Un porto europeo ed intercontinentale in Toscana, Livorno, Editrice Nuova Fortezza, 1984.
MONI Liciano, La costruzione di una città portuale, Livorno, Belforte, 2002.
SIMONINI Alberto, La Fortezza Vecchia di Livorno, in “Bollettino degli ingegneri”, n. 12, 1966.
VACCARI Olimpia (a cura di), Il Molo Mediceo e il suo Forte. Immagini e storie del porto di Livorno, Livorno, Debatte, 2002.
