Conservata presso il museo civico di Villa Mimbelli, l’opera di Giovanni Fattori (1825-1908) del 1862 nota come Un episodio della battaglia di Montebello 1859 o Carica di cavalleria a Montebello (un olio su tela di dimensioni 204×290 cm) raffigura un episodio dell’omonima battaglia (20 maggio 1859), in cui l’esercito austriaco subì una prima sconfitta da parte di quello franco-piemontese. La tela fu realizzata tra gli anni 1861 e 1862 grazie a una sottoscrizione cittadina: la commissione, cioè, avvenne per l’iniziativa di un gruppo di cittadini che raccolse i fondi necessari alla sua esecuzione. Consegnato ai sottoscrittori alla fine del 1863, il dipinto fu da essi offerto al Comune di Livorno per la costituenda Pinacoteca Civica, in cui da allora l’opera è sempre stata fruibile. Solamente più di un secolo dopo, tuttavia, è venuta alla luce la sorpresa che il celebre dipinto celava.
In occasione dello spostamento della sede del Museo civico da Villa Fabbricotti a Villa Mimbelli nel 1994, la Carica fu sottoposta a un intervento di restauro: il dipinto presentava diversi strappi sia in corrispondenza della piegatura sul telaio, sia in alcune parti interne. Tra le operazioni di restauro era previsto il rafforzamento del supporto tramite l’applicazione sul retro dell’opera di una tela di lino. Tuttavia, proprio il retro del dipinto era completamente coperto da uno strato di colore ad olio grigio-ocra che non consentiva l’adeguata adesione delle due tele fra loro; il motivo della presenza di questo strato di pittura non era chiaro agli esperti. Al fine di proseguire con il restauro, gli addetti ai lavori optarono per la parziale rimozione del colore, procedimento che evidenziò la presenza di un ulteriore strato sottostante di colore a olio marrone. Proseguendo nella rimozione, cominciarono a comparire lungo la superficie alcune variazioni cromatiche, finché, con la scoperta vicino al bordo sinistro di un volto maschile ben delineato, non si comprese che sotto quello strato di pittura doveva essere probabilmente presente un dipinto più o meno compiuto. Essendo vicina la data d’inaugurazione del Museo, tuttavia, non era possibile condurre adeguati controlli e i lavori di rimozione della copertura a olio furono quindi momentaneamente sospesi per permettere l’esposizione dell’opera; essi furono poi ripresi alcuni mesi più tardi, dopo che le indagini di laboratorio ebbero confermato la presenza di un dipinto sul retro della tela, che venne quindi riportato alla luce.

Da allora gli storici dell’arte hanno cercato di fare chiarezza sulla genesi e sull’iconografia del dipinto scoperto: questo, dal soggetto storico antico, si ritiene che raffiguri un episodio della nascita della repubblica fiorentina, ossia il momento in cui Clarice Strozzi, in presenza del cardinale di Cortona, esortava i giovani Alessandro e Ippolito Medici a lasciare Firenze, dove ormai aveva trionfato il partito repubblicano; si tratterebbe quindi di quell’opera di gusto accademico che si riteneva ormai perduta, ossia il dipinto che aveva come soggetto un “fatto di casa Medici” di cui Fattori aveva parlato in tarda età, spiegando come la sua esecuzione non gli fosse stata congeniale. Alcune lettere dell’artista, inoltre, hanno poi confermato che la Battaglia di Montebello era andata a sostituire un’opera di soggetto storico precedentemente commissionata. È possibile che Fattori, ricevuta la commissione dai cittadini livornesi, avesse dunque iniziato l’opera di stampo accademico (per iconografia e stile) prendendo spunto per il soggetto da un episodio presente nel romanzo storico Assedio di Firenze del Guerrazzi e da alcuni dipinti coevi che raffiguravano la stessa vicenda (che si addiceva al clima patriottico risorgimentale); per documentarsi storicamente sul fatto, probabilmente l’artista si servì anche delle Storie fiorentine di Bernardo Segni, in cui la vicenda è narrata con esatto riscontro nel dipinto. A seguito, poi, della visita dell’amico Nino Costa nel 1859 (il quale esortò l’artista ad abbandonare la grande tela di soggetto mediceo per dedicarsi alla pittura di macchia che egli aveva iniziato a sviluppare) e del successo ottenuto dalle sue prime opere dal soggetto storico contemporaneo, si ritiene che Fattori fosse riuscito a convincere i sottoscrittori a cambiare il soggetto della tela commissionata.

Nel 1999, a restauro compiuto, la grande tela fu sistemata nella “Sala Fattori” fissandola alla parete con una struttura che permette la fruizione da parte del pubblico di entrambe le opere, in modo che ognuno possa essere testimone del decisivo mutamento di stile e di poetica dell’artista. Si tratta di una moderna struttura metallica che permette di ruotare meccanicamente la grande tela per vederne il retro: un doppio telaio rettangolare (dimensioni esterne 226×315 cm) in ferro nella cui intercapedine fra le due parti sono sistemati i bordi della tela e i tiranti per il suo fissaggio alla struttura e il suo tensionamento; il tutto è posto verticalmente a 62 cm di altezza da terra tramite due montanti di ferro avvitati lateralmente alla struttura.
Per approfondire
AMADEI Irene, CARPITA Veronica, PATTI Mattia, Patrimonio artistico e identità cittadina. Storia del Museo Civico “Giovanni Fattori” di Livorno, Livorno, Debatte, 2008.
BERNARDINI Luciano, DINELLI Laura, Il dipinto ritrovato del Museo di Livorno. Contributi per l’interpretazione della pittura di storia di Giovanni Fattori, in “Nuovi studi livornesi”, vol. 6, 1998.
COMUNE DI LIVORNO, Fattori nelle collezioni del Museo Civico, Ospedaletto (Pisa), Pacini Editore, 2005.
COMUNE DI LIVORNO, Museo Civico Giovanni Fattori, l’Ottocento, Ospedaletto (PI), Pacini editore, 2008.
FARINELLA Vincenzo, Complementi al Museo Fattori, in “Nuovi studi livornesi”, vol. 9, 2001.
UNGHERETTI Piero, Un quadro ritrovato, Ospedaletto (Pisa), Pacini Editore, 1999.
