Su e giù per Livorno, TAPPA 19. Ex-palazzo granducale – Palazzo Municipale

Nel 1605, Ferdinando I, affinché i suoi ospiti avessero più acconcia dimora dette incarico ad Antonio Cantagallina di erigere un palazzo, prossimo all’antica dogana del porticciolo genovese, dove, secondo narra il M. Piombanti, un turco si era costruita una casa all’uso orientale, che aveva poi offerta in dono al granduca.

Ritorniamo verso quella che era la vasta “Piazza Vittorio Emanuele”: dopo aver visitato il Duomo, concentriamoci ora sugli edifici che un tempo lo fronteggiavano, ma che oggi ne rimangono divisi dal moderno Palazzo Grande. In questa tappa ci soffermeremo sul Palazzo Granducale e su quello del Municipio.

L’ex-palazzo granducale

Quando abbiamo visitato la Fortezza Vecchia, ci siamo imbattuti nel palazzo che era una delle due residenze ufficiali della famiglia Medici in città: in questo episodio incontreremo l’altra, ossia il cosiddetto “Palazzo de’ Principi Forestieri”. Si trattava di un palazzo destinato agli ospiti della famiglia, i quali in precedenza “erano costretti a dimorare in una locanda detta del Monte d’Oro, nella strada omonima, ora Via delle Stalle, di fianco alla Borsa di Commercio”; il progetto dell’edificio (1605) è attribuito ad Antonio Cantagallina e aveva l’ingresso da una strada laterale, detta poi “Via della Posta”.

Immagine dell’edificio prima della seconda guerra mondiale. Fonte: La Vecchia Livorno.

Nel 1629 furono attuate diverse modifiche da parte di Giovan Battista Santi, Provveditore alle fabbriche di Pisa: in particolare, l’edificio fu ingrandito e fu realizzata una nuova facciata dotata di portico che spostava dunque l’ingresso principale dalla strada laterale alla Piazza. Nella seconda metà del secolo la Corte andò pian piano trasferendosi qui dal Palazzo in Fortezza, giudicato ormai troppo isolato e poco adatto a ospitare coloro che erano abituati a determinati comodità e lussi:

(…) fu dai principi prescritto per la loro residenza, e da allora il popolo lo chiamò il Palazzo Reale (…).

Dal 1697 furono avviati ulteriori lavori di ampliamento della residenza da parte del Granduca Ferdinando III; fu anche acquistato un palazzo adiacente – comunicante con quello principale attraverso un passaggio sotterraneo – per i paggi. Finita l’epoca granducale, nel tempo l’edificio ha assunto diverse funzioni. Quando fu pubblicata la nostra guida l’edificio ospitava i Regi Istituti Tecnico e Nautico:

(…) hanno eccellenti laboratori, officine e gabinetti; e fra tutti bellissimo e importante quello di Storia Naturale.
La Collezione Melacologica è importante e degna di essere visitata dai cultori della scienza.

Sotto il loggiato furono accolte due grandi lapidi che rendevano omaggio ai caduti delle guerre d’indipendenza e della Difesa del 1849. Dagli anni Trenta del Novecento l’edificio è diventato sede dell’amministrazione provinciale.

Piazza Vittorio Emanuele dopo i bombardamenti. Sulla sinistra si distingue la facciata del Palazzo originario, ancora in piedi. Fonte: La Vecchia Livorno.

Durante il secondo conflitto mondiale, il Palazzo subì ingenti danni a causa dei bombardamenti; quasi solamente la facciata rimase in piedi, ma durante il periodo della ricostruzione fu anch’essa abbattuta nell’ambito dei lavori della nuova Piazza del Municipio. Il Palazzo fu ricostruito arretrato di sei metri rispetto alla prima ubicazione (in modo da dare maggior risalto al Palazzo Municipale); il nuovo edificio mantiene la scansione della facciata originale, mentre il corpo è sostanzialmente diverso, d’ispirazione moderna. Anche dopo la sua ricostruzione, l’edificio ha mantenuto la sua funzione di sede della Provincia.

L’edificio come si presenta oggi.

Il Palazzo Municipale

municipio livorno

Nell’introdurre il Palazzo Municipale, il nostro anonimo accompagnatore ci informa sui vari luoghi in cui i rappresentanti dei cittadini erano soliti riunirsi prima che esso fosse costruito. Inizialmente le riunioni avvenivano presso la Pieve di S. Maria e Giulia, successivamente in quella di S. Antonio; dal XVI secolo si spostarono presso il palazzo in Fortezza Vecchia e solo verso la metà del Seicento si avvicinarono al luogo attuale, utilizzando una casa in Via del Porticciolo, acquistata per lo scopo e su cui fu edificata una torretta che ospitava una grossa campana per la convocazione delle adunanze. Fu questa l’ultima sede prima del trasferimento finale presso il Palazzo Municipale, ultimato nel 1720 su progetto di Giovanni del Fantasia.

livorno municipio torre

Purtroppo l’edificio così com’era ebbe vita breve, perché pochi anni più tardi, nel 1742, il violento terremoto che scosse la città danneggiò gravemente il Palazzo, tanto che dovette essere ricostruito quasi del tutto. I lavori di ripristino durarono tre anni e furono diretti dall’ingegnere Bernardino Ciurini: in questa fase furono edificate la doppia scala marmorea esterna e l’elegante nuova torre, dove fu posta la vecchia campana; furono inoltre aggiunti diversi elementi marmorei.

Entrando all’interno, la nostra guida ci informa di alcune opere d’arte che erano visibili nella Sala del Consiglio, fra cui

uno splendido ritratto del Generale Garibaldi, che Vittorio Corcos dipinse e donò alla sua città natale.

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Vittorio Corcos, Ritratto di Giuseppe Garibaldi, 1882, olio su tela, 90×65 cm, Livorno, Museo Civico Giovanni Fattori.

Si tratta del dipinto che oggi possiamo ammirare al Museo Fattori di Villa Mimbelli. La nostra guida ricorda anche le due lapidi marmoree che accompagnavano il dipinto ai due lati, quando esso si trovava ancora nella sede comunale: una ricordava la resistenza dei livornesi contro l’esercito austriaco il 10 e l’11 maggio del 1849; anche l’altra ricordava un evento bellico contro il popolo austriaco, ma si trattava della difesa da parte dei “villici livornesi” del 1496 contro Massimiliano,

(…) onde in memoria di tanto valore
fu aggiunta allo stemma del Comune
la parola fides

Fra le altre opere menzionate, ricordiamo la grande tela raffigurante Vittorio Emanuele II a cavallo, opera di Enrico Pollastrini (1817-1876) del 1868 commissionata appositamente per il Palazzo Comunale. Diversamente dall’altra grande opera di Pollastrini inizialmente conservata presso la Sala del Consiglio (Gli esuli di Siena, che abbiamo incontrato in una precedente tappa), questa non fu poi spostata nei locali adibiti dal 1877 a Museo civico, ma rimase sempre in una collocazione “istituzionale”; se ai tempi della nostra guida e almeno fino al 1930 l’opera risultava ancora presso il Palazzo Municipale, negli anni essa ha subito alcuni spostamenti (sappiamo ad esempio che è stata anche conservata presso i magazzini della Caserma Lamarmora) fino ad arrivare alla sistemazione attuale presso Palazzo De Larderel (sede del Tribunale Civile). Altre due opere, infine, che la guida menziona nella Sala “adorna di stucchi e d’ornati” e che oggi possiamo riconoscere nelle collezioni civiche sono due busti in marmo: il Ritratto del Senatore Vincenzo Malenchini (1889) del livornese Lorenzo Gori (1842-1923) e il Ritratto di Amedeo di Savoia Duca d’Aosta (1892) di Prospero Corcos, entrambi realizzati su commissione municipale.

Anche il Palazzo del Comune fu gravemente danneggiato dagli eventi bellici, sebbene non in maniera irreparabile: nel dopoguerra esso fu ripristinato e poté nuovamente ospitare i vari uffici amministrativi dal 1949, anno della sua inaugurazione solenne alla presenza del sindaco Furio Diaz.

Per approfondire

AMADEI Irene, CARPITA Veronica, PATTI Mattia, Patrimonio artistico e identità cittadina. Storia del Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno, Livorno, Debatte, 2008.
COMUNE DI LIVORNOMuseo Civico Giovanni Fattori, l’Ottocento, Ospedaletto (PI), Pacini editore, 2008.
FALLENI Valeria, Le Residenze Medicee a Livorno in “Comune Notizie”, n. 50/60 (apr./set. 2007), p. 5-15.
MARCHI Vittorio
Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
NOCERINO CorradoGuida storica di Livorno, Livorno, Editrice L’Informazione, 1998.
WIQUEL Giovanni, Dizionario di persone e cose livornesi, Livorno, Bastogi, 1976-1985.

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