L’edificio nel quale il 19 di febbraio del 1872 fu posta la Borsa di Commercio, (…) venne eretto nel 1648, su disegno di Annibale Cecchi di Pescia.
Concludiamo con questa tappa l’esplorazione di quella che un tempo era la vastissima Piazza Vittorio Emanuele: concentriamoci sull’edificio che un tempo ospitava la Borsa (attuale Camera di Commercio) e su quello della Prefettura (non più esistente). Successivamente c’imbatteremo in un pezzo di storia dell’editoria labronica.
La Borsa

Il primo edificio su cui ci soffermiamo è quello della Camera di Commercio: costruito nel 1648 da Annibale Cecchi (architetto delle R. R. Fabbriche), esso fu sede della Dogana fino al 1868, quando fu trasferita presso gli Scali della Darsena; come c’informa la nostra guida, tre anni più tardi il palazzo divenne sede della “Borsa di Commercio”. In facciata si apre un imponente loggiato a tre arcate sostenute da pilastri con bozze in pietra serena. Nel 1907 l’edificio fu sottoposto a un intervento di restauro, durante il quale esso fu rialzato e ampliato. Diversamente dagli edifici circostanti, quello della Camera di Commercio fortunatamente non subì troppi danni dovuti agli eventi bellici: essi si concentrarono più che altro nella parte posteriore, lasciando la facciata essenzialmente indenne. Nel 1970 l’edificio fu sottoposto a un ulteriore intervento mirato soprattutto al riassetto della sua parte posteriore.
La nostra guida non si sofferma particolarmente su questo edificio, ma c’informa che proprio presso il suo loggiato
(…) nel 1739 fu estratto a Livorno, per la prima volta in Toscana, il lotto pubblico.
Il Palazzo della Prefettura

Se voltiamo le spalle alla Camera di Commercio, vediamo che si staglia davanti a noi una serie di edifici moderni: come possiamo intuire arrivati a questo punto del nostro itinerario, si tratta di costruzioni di epoca postbellica, sorte dove un tempo si trovavano dei palazzi spazzati via dalle devastazioni della guerra. Fra questi vi era il Palazzo della Prefettura, che possiamo immaginare più o meno dove oggi si trova la piazzetta adibita a parcheggio davanti alla Banca d’Italia, a fronteggiare il Palazzo Granducale.
La nostra guida ci informa che all’inizio del Diciassettesimo secolo in questo punto fu costruito il Palazzo Pretorio (sede del governo cittadino), dotato di un vasto giardino (poi noto come “il giardino della Prefettura”) da cui prendeva il nome una via attigua: si tratta dell’odierna Via Fiume, che fino al 1918 era detta appunto “Via del Giardino”. Al piano terra dell’edificio erano ubicati il tribunale civile e penale e le prigioni, mentre sul tetto si trovava “la campana che suonava quando pronunciavano le condanne”. Demolito quasi del tutto questo antico edificio, nel 1840 fu costruito il Palazzo della Prefettura (opera dell’architetto Giuseppe Caluri), così come si presentava ai tempi della nostra guida.

“L’Indicatore livornese”

Forse più interessante l’informazione che ci fornisce il nostro anonimo accompagnatore riguardo al palazzo attiguo a quello della Prefettura, dove era ospitata la direzione dell’Indicatore livornese. Si trattava di un periodico (con cadenza settimanale, almeno nelle intenzioni iniziali) fondato nel 1828 da Giuseppe Mazzini insieme a Carlo Bini e Francesco Domenico Guerrazzi a ideale continuazione dell’Indicatore genovese, soppresso.
Formalmente il periodico (col sottotitolo di “Giornale di scienze, lettere ed arti”) si presentava con l’intento di incrementare il prestigio culturale cittadino: nel suo proemio sul primo numero del giornale (12 gennaio 1829), il Guerrazzi difendeva la città dalla recente accusa di essere la “Beozia della Toscana“. Tuttavia, dalle personalità che collaborarono all’Indicatore si evince anche “il generoso intento di alimentare nei cuori degli italiani il sacro fuoco di libertà”. Doveva averlo intuito anche il governo, poiché a poco più di un anno dalla prima pubblicazione fu ordinata la soppressione del periodico: l’ultimo numero (il 46) uscì il 30 gennaio 1830.
Per i più curiosi segnaliamo che è disponibile presso Internet Culturale la libera consultazione del periodico digitalizzato.
Lapide ad Enrico Mayer
Prima di lasciare definitivamente la vasta Piazza Vittorio Emanuele, la nostra guida ci indica un ultimo luogo d’interesse: si tratta della casa dove “nacque da padre tedesco e da madre francese il celebre educatore e psicologo Enrico Mayer“. L’edificio, non più esistente, si trovava al posto di quello sede della Cassa di Risparmi. Vi proponiamo di seguito l’epigrafe (scritta da Francesco Pera) che si poteva leggere sull’edificio, riportata sulla guida (notiamo un errore nel trascrivere la data di nascita, che è il 3 maggio 1802).

Per approfondire
CANESSA Ugo, MARCHI Vittorio, Duecento anni della Camera di Commercio nella storia di Livorno, Livorno, Debatte, 2001.
DEL LUCCHESE Aldo, Stradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
FERRERO Francesco, Le epigrafi scomparse, in “Rivista di Livorno”, anno 3 n. 1, gennaio-febbraio 1953.
MARCHI Vittorio, Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
NOCERINO Corrado, Guida storica di Livorno, Livorno, Editrice L’Informazione, 1998.

Un pensiero riguardo “Su e giù per Livorno, TAPPA 20. Borsa – Palazzo della Prefettura – L’Indicatore livornese – Lapide a Enrico Mayer”