Su e giù per Livorno, TAPPA 23. In Via del Giardino. La Chiesa dei Greci scismatici. La Fonte del Villano

Ho già detto perchè la non bella Via del Giardino ebbe tal nome, profumato, nè più la rammenterei – per quanto ci passi il tram – se non dovessi soffermarmi un po’ ad osservare la Chiesa dei Greci scismatici, ed accennare che in fondo ad essa, addossati ad un muro, sono gli avanzi della antica Fonte del Villano (…).

Ripartiamo idealmente dalla perduta Chiesa di S. Antonio per concludere con questa tappa la visita dell’area compresa fra Via S. Giovanni e l’odierna Via Fiume. In particolare, ci concentreremo proprio su quest’ultima, un tempo nota come “Via del Giardino”, dove ancora una volta dovremo armarci d’immaginazione per scoprire alcuni elementi non più esistenti.

A seguito di una serie di diatribe nate all’interno della comunità greca, nel 1757 i membri ortodossi ottennero il permesso del Granduca di scindersi dalla parte cattolica (la cui chiesa era quella in Via della Madonna) per costituire una propria chiesa. Questa fu edificata nel quartiere di S. Antonio nei pressi del vecchio ospedale, riadattando una serie di vecchi edifici della zona; secondo alcune fonti si sarebbe trattato del primo Tempio di fede ortodossa dell’Europa centro-occidentale. La chiesa si trovava fra la Via del Giardino e la perduta Via della Rosa Bianca, nomenclatura con cui era anche conosciuta la chiesa stessa: sembra che si trattasse del nome di un’osteria, che a sua volta era chiamata così dal nome di una delle compagnie militari di presidio.

L’edificio era a pianta rettangolare e la nostra guida ci dà un’idea di come doveva apparire l’interno (riservando anche diversi commenti negativi, cosa non rara per il nostro ignoto accompagnatore, ma che in questo capitolo decisamente non si è risparmiato):

(…) è tutta stucchi e dorature, nella volta ha le immagini (assai mediocri tele, da vero!) dei quattro Evangelisti, e della SS. Trinità, alla quale il tempio è dedicato.

L’iconostasi della Chiesa recava le immagini del Battista, della SS. Trinità, della Vergine, di San Basilio e di due angeli “che calpestano il demonio”; possiamo ancora ammirarla presso il Museo della Città. Dietro l’altare maggiore era un affresco con la Madonna col Bambino, mentre sopra gli altari minori erano rappresentati la nascita e il battesimo di Cristo. Erano presenti diversi quadri, sia nell’ambiente principale che in quelli adiacenti, ma, secondo il nostro accompagnatore,

(…) non hanno gran pregio.

L’iconostasi presso il Museo della Città. Fonte: Wikipedia.

Tra il 1901 e il 1908, nell’ambito dei lavori di risanamento del quartiere cui abbiamo accennato nell’episodio precedente, fu dato maggiore respiro alla Chiesa, isolandola dagli edifici vicini; inoltre, nello stesso periodo essa subì degli interventi che ne mutarono l’aspetto esterno, rendendolo più decoroso. La Chiesa subì poi la stessa sorte di altri storici edifici vicini, venendo demolita nel 1942 nell’ambito dei lavori del nuovo Palazzo del Governo e della zona antistante.

Concludiamo la nostra visita alla Chiesa con una curiosità:

Lo Czar Nicola I fece dono di vari e ricchi arredi sacri, e di splendide argenterie alla Chiesa, nella quale sono conservati anche preziosi messali.

Il dipinto cui probabilmente allude la nostra guida. Fonte: ZIKOS 2012.

Via del Giardino terminava in una piccola piazza che un tempo ospitava la scultura del Villano, dalle vicende piuttosto tribolate. La prima statua fu fatta erigere dalla Repubblica fiorentina poco meno di un secolo dopo il famoso assedio del 1496, in cui proprio grazie al nutrito gruppo di volontari livornesi giunti dalla campagna circostante (i “villani”, appunto) fu possibile respingere l’attacco capeggiato dall’imperatore Massimiliano I. La scultura era in marmo, probabilmente opera di Romolo Ferrucci del Tadda (1544-1621), e rappresentava “un Villano con ai piedi un cane, simbolo di fedeltà”; essa fu collocata sulla Fonte del Villano, a sua volta posta nel punto in cui all’epoca dell’assedio si trovava l’omonimo bastione presso cui ebbe luogo l’eroica difesa. Al tempo della nostra guida questa scultura risultava perduta – rimossa intorno alla metà del Settecento forse a seguito di suoi danneggiamenti – ed era possibile farsi un’idea del suo aspetto solo grazie a un dipinto settecentesco attribuito al Terreni e oggi conservato nelle collezioni civiche.

In questi tempi di mal della pietra o di monumento-mania pare impossibile che i Livornesi non abbiano anche trovato il modo di erigere un più degno ricordo del memorabile assedio!

La seconda scultura del Villano, in gesso. Fonte: La Livornina.

In realtà il modo lo trovarono pochi anni più tardi, nel 1906, quando nello stesso punto fu posto un modello in gesso eseguito da Angiolo Salvatori ricavato da un bozzetto dello scultore Lorenzo Gori (su commissione di un comitato di cittadini). Pochi anni dopo, durante il periodo in cui l’area subì quegli interventi di sventramento cui abbiamo più volte accennato nelle ultime tappe, la scultura fu danneggiata, per cui fu deciso di spostarla presso una sede ritenuta più sicura. Essa fu ceduta al partito repubblicano “Pensiero e Azione”, che custodì l’opera presso la propria sede in Via Pellegrini dopo averla sottoposta a un intervento di restauro supervisionato dallo stesso Gori. Nel 1922, tuttavia, l’opera andò purtroppo distrutta durante un’incursione nella sede da parte di squadristi fascisti. Nel 1956, infine, l’amministrazione comunale commissionò una nuova scultura bronzea raffigurante il “villano” a Vitaliano de Angelis e Giulio Guiggi; essa fu posta presso Largo Fratelli Rosselli, dove era ancora visibile fino a poco tempo fa, quando è stata rimossa per destinarla al restauro e a una nuova collocazione presso la Piazza del Municipio, dove possiamo vederla oggi.

La terza scultura raffigurante il Villano come si presenta nella sua collocazione attuale.

Concludiamo con quello che, se confermato, sarebbe un vero e proprio colpo di scena: il ritrovamento alcuni anni fa dell’originale scultura marmorea ritenuta perduta per sempre. Ricomparsa presso la collezione del fiorentino Tammaro de Marinis, essa è stata esposta a Firenze alla Biennale dell’Antiquariato del 2017. Quando abbiamo scritto questo approfondimento la scultura risultava trovarsi presso la galleria Bacarelli di Firenze, ma non sappiamo se sia ancora così (l’opera figurava anche sul sito web della galleria, ma vi è stata successivamente rimossa). Per maggiore chiarezza e per identificare con certezza il ritrovamento sarebbe forse auspicabile che esperti svolgessero ulteriori ricerche sull’opera.

Quella che è stata da alcuni identificata come la scultura originale del Villano. Fonte: ZIKOS 2012.

Per approfondire

DEL LUCCHESE AldoStradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
MARCHI VittorioGuida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
NOCERINO Corrado, Guida storica di Livorno, Livorno, Editrice l’Informazione, 1999.
PASSARELLI Gaetano (a cura di), Le iconostasi di Livorno. Patrimonio iconografico post-bizantino, Pisa, Pacini, 2001.
ROSSI Marco, La statua del Villano e il mistero del secondo monumento.
ZIKOS Dimitrios, Romolo Ferrucci del Tadda. The Villano for Livorno. A case for the success of a Giambologna model in Tuscany, Firenze, Bacarelli Botticelli, 2012.

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