Ma ritorniamo su’ nostri passi, e percorsa di nuovo, sollecitamente, la non larga Via del Giardino, entriamo anche una volta in Piazza del Duomo, e volgiamoci a destra per soffermarci nell’altra parte della Via Vittorio Emanuele.
Come ci esorta la nostra guida, risaliamo l’odierna Via Fiume per tornare verso Piazza Grande (un tempo “Piazza Vittorio Emanuele”) e immetterci nell’omonima strada in direzione del mare. Dopo una passeggiata ideale per questo tratto di strada, cominceremo a inoltrarci per le vie limitrofe del lato Sud.
In Via Vittorio Emanuele
Come abbiamo già visto in precedenza riguardo alla parte di strada lato Cisternino, anche in questo caso gli edifici che delimitano i due lati di Via Grande sono moderni: essi sono stati costruiti nel secondo dopoguerra a sostituzione di quelli più antichi distrutti dai bombardamenti o da demolizioni successive. Durante la passeggiata per la vecchia Via Vittorio Emanuele il nostro accompagnatore ci fa notare tutta una serie di targhe commemorative che si affacciavano lungo la strada, andate per la quasi totalità perdute.

Ancora una volta, ad esempio, ci saremmo potuti imbattere in una traccia del passaggio in città di Giuseppe Garibaldi: una targa all’allora civico n. 28 (corrispondente più o meno all’odierno 150) – “ove ora è la sede della Banca Tirrena” – ci ricordava di un discorso esortativo da lui rivolto al popolo in quel punto.

Le altre epigrafi citate riguardavano invece le case natali di illustri concittadini. All’allora civico n. 2 era la casa natale dell’erudito Francesco Bonaini (1806-1874) “riordinatore degli archivi storici toscani”, mentre al n. 4 era nato il medico Gaetano Pini (1846-1887), “fautore, apostolo fervente della cremazione dei cadaveri e fondatore in Milano dell’ospizio dei rachitici”. Ricordiamo anche la casa natale del generale napoleonico Cosimo del Fante (1781-1812), quella dello storico di antichità Giuseppe Micali (1768-1844) e, di fronte ad essa, quella del compositore Fabio Campana (1819-1882).
Via delle Commedie

Procedendo verso il mare, giungiamo sulla sinistra alla Via delle Commedie. Il nome si riferisce al fatto che un tempo in questa zona sorgeva il primo teatro di Livorno, lo “Stanzone delle Commedie”, noto anche come “Teatro di San Sebastiano”. Il teatro sorgeva all’angolo fra Via delle Commedie e la Via Remota, una strada non più esistente, sparita all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento nell’ambito di un generale riassetto di tutta la zona a seguito delle distruzioni belliche.

L’iniziativa partì alla metà del Seicento dal capomastro Raffaello Tanagli, il quale acquistò due magazzini della zona con la precisa intenzione di costruirvi un teatro. Poco dopo l’inizio dei lavori il Tanagli morì: fu il figlio Francesco, entrato in società nel 1657 con il libraio Vincenzo Bonfigli, a portare a termine l’opera del padre. Dalle fonti non è chiara una data di completamento dei lavori o di inaugurazione del teatro, ma sappiamo che nel 1658 esso era già attivo. Lo Stanzone, che fu anche sede dell’Accademia dei Dubbiosi, subì diversi interventi d’ingrandimento nel corso del Settecento: all’inizio esso era dotato di tre ordini di palchi, mentre successivamente ne fu aggiunto un quarto, oltre ad aver aumentato i palchi degli ordini preesistenti (circa un secolo dopo la sua costruzione il teatro aveva il doppio dei palchetti iniziali); a seguito dell’incorporamento di una casa contigua all’edificio, fu anche ampliato il palcoscenico e allungata la platea.

Nonostante questo, nel 1778, quando la proprietà del teatro passò a Pietro Gaetano Bicchierai, l’aspetto dello Stanzone risultava alquanto modesto. L’anno successivo il granduca Pietro Leopoldo dispose la costruzione di un nuovo teatro a Livorno (il futuro Teatro degli Avvalorati, in cui ci siamo già imbattuti), ordinando la demolizione dello Stanzone, non appena fosse stato utilizzabile il nuovo edificio. Nel 1785 il Teatro delle Commedie non esisteva già più: fu venduto e trasformato in abitazioni.
Allo Stanzone sono legati nomi illustri della storia del teatro italiano, quali Girolamo Medebach e Carlo Goldoni: secondo un aneddoto ricordato anche nella nostra guida, sembra che quest’ultimo abbia deciso di dedicarsi definitivamente al teatro proprio dopo aver assistito nell’autunno del 1747 ad alcuni spettacoli messi in scena dalla compagnia del Medebach nello Stanzone.
In que’ giorni, benedetti dall’Amore e dall’Arte, a Livorno s’iniziava la riforma del teatro italiano, e la nostra scena di prosa aveva il suo grande poeta.
Per approfondire
DEL LUCCHESE Aldo, Stradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
FERRERO Francesco, Le epigrafi scomparse, in “Rivista di Livorno”, anno 3 n. 1, gennaio-febbraio 1953.
FERRERO Francesco, L’Indipendenza e l’Unità d’Italia in cento epigrafi e monumenti livornesi, Livorno, Benvenuti e Cavaciocchi, 1960.
GARBERO ZORZI Elvira e ZANGHERI Luigi, a cura di, I teatri storici della Toscana. Censimento documentario e architettonico, Firenze, Giunta Regionale Toscana, 1999-2000.
MARCHI Vittorio, Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
WIQUEL Giovanni, Dizionario di persone e cose livornesi, Livorno, Bastogi, 1976-1985.

Un pensiero riguardo “Su e giù per Livorno, TAPPA 24. Via Vittorio Emanuele – Via delle Commedie”