Così si chiama la strada, prossima a S. Sebastiano, nella quale era l’ingresso delle scuole de’ Barnabiti, che conduce alla Cattedrale, dedicata al poverello d’Assisi.
Nella tappa odierna continuiamo la nostra visita del centro cittadino percorrendo Via San Francesco. Da qui ci sposteremo poi verso il mare, avvicinandoci al monumento dei Quattro Mori.
Via S. Francesco
La strada ha questo nome da prima del 1632: nel 1901 fu intitolata a Galileo Galilei e riprese poi l’antica denominazione nel 1925. C’è un motivo ben preciso per cui il nostro anonimo accompagnatore ci porta a visitare questa strada:
(…) è forse la più ricca di lapidi e d’iscrizioni, dopo la Via Vittorio Emanuele.
Quando avevamo percorso l’attuale Via Grande ci eravamo imbattuti in tutta una serie di epigrafi in ricordo di personaggi illustri o eventi storici: lo stesso avviene per Via San Francesco e, allo stesso modo, constatiamo che la situazione attuale è molto diversa da quella descritta nella nostra guida. Come spesso è accaduto negli episodi precedenti, anche in questo caso molto di frequente gli edifici che abbiamo davanti non sono quelli esistenti all’epoca del volume, ma si tratta di costruzioni novecentesche. Possiamo in parte farci un’idea di come si presentava la strada in precedenza grazie ad alcune fotografie conservate presso la Biblioteca Labronica.



Insieme ai vecchi edifici sono sparite anche le epigrafi citate nella nostra guida. Nell’ordine proposto dal libro, all’allora civico n. 29 avremmo trovato la casa in cui il 23 agosto 1798 nacque lo scultore Paolo Emilio Demi, personaggio in cui ci siamo già imbattuti in precedenza. Al numero 16 avremmo trovato la casa natale del pittore Tommaso Gazzarrini, mentre al 35 nell’agosto del 1818 nacque il chirurgo e professore Cosimo Palamidessi; con quest’ultimo era ricordato anche il suo avo materno Giovanni Salvatore de Coureil, che nello stesso edificio “scrisse le sue opere critiche e nel 29 gennaio 1822 morì”. Al n. 37 un’epigrafe ricordava che in quella casa visse per molti anni il matematico senese Giuseppe Doveri e che il 2 dicembre 1823 vi nacque suo figlio Alessandro, il quale sarebbe poi diventato giurista e professore.


Un’epigrafe allora esistente c’informava che al civico n. 41 Francesco Vigo “cominciò (nel 1854) ad esercitare con sagacia operosa di libero ingegno l’arte tipografica”; di fronte a questo edificio era situato il forno di Domenico Mascagni, il padre di Pietro: la nostra guida ci ricorda che al primo piano dell’edificio quest’ultimo passò l’infanzia e vi compose anche le prime melodie.
Qui fu accolto ed acclamato dal popolo festante, appena reduce da’ trionfi romani di Cavalleria Rusticana.

Concludiamo il nostro excursus sulle epigrafi di Via San Francesco con l’unica citata nella nostra guida che è ancora esistente, almeno in parte. Si tratta di quella situata sul Palazzo San Sebastiano, l’edificio costruito negli anni Venti del Novecento che si trova all’angolo fra Via San Francesco e Largo Duomo (il nome deriva dalla presenza della scultura del santo sullo spigolo all’incrocio di queste due strade): sebbene l’epigrafe originale sembrava essere più articolata (stando alla citazione sulla nostra guida), anche oggi abbiamo memoria del luogo dove iniziò la sua attività la società della Misericordia. Essa utilizzò come sua prima sede una piccola chiesa dedicata a San Francesco eretta in questo punto nel 1595; nel 1786 la chiesetta fu sconsacrata e poi demolita: all’epoca della nostra guida sembra che ne fosse rimasta solamente una piccola cappella.

Piazza Micheli
Da questa piazza si scorgono le due Darsene, il Porto, e la Dogana d’Acqua, il Palazzo della Sanità, il Cantiere Navale e l’Arsenale.
Rimaniamo in zona e arriviamo al termine dell’odierna Via Grande, in Piazza Giuseppe Micheli, un tempo nota come “Piazza del Cantiere”, perché vi sorgeva uno dei sette cantieri adibiti alle costruzioni navali dei granduchi lorenesi. Qui possiamo ammirare uno dei monumenti più noti della città, quello dei Quattro Mori, di cui tratteremo nel prossimo episodio.

Concentriamoci invece su ciò che fa da sfondo alla scultura, ossia la porzione superstite di mura medicee: si tratta di ciò che rimane del Bastione di Porta Nuova (porta esistente tra il 1606 e il 1837, quando fu demolita), che ospitava caserme e magazzini militari. Dalla guida appuriamo che sulle mura esisteva un’epigrafe (purtroppo non più presente) che c’informava del cambiamento di nome della Piazza, con la sua intitolazione all’architetto navale vissuto tra il 1823 e il 1883:
(…) a gloria perpetua di lui
ad utile ammaestramento dei livornesi
perché non si stanchino
di esercitare il braccio e la mente
in opere degne
dei tempi nuovi e della antica grandezza.
In quest’area ebbe inoltre luogo il famoso assedio del 1496 in cui l’esercito fiorentino riuscì a respingere quello guidato dall’imperatore Massimiliano d’Asburgo grazie al fondamentale intervento della popolazione livornese, cui abbiamo già accennato in alcuni episodi precedenti (tappe 19 e 23); un’altra epigrafe (dettata da Giovanni Targioni Tozzetti) non più esistente – ma citata nella nostra guida – era stata posta su questa porzione di fortificazione a memoria del glorioso evento.


Oggi possiamo vedere ancora due lapidi: una – in latino – è dedicata alla casata granducale fiorentina; più interessante la seconda – citata anche nella guida – dedicata a Robert Dudley (1574-1649), conte di Warwich e Leicester, duca di Northumberland. Si trattava di un gentiluomo irlandese profugo in Inghilterra, navigatore e ingegnere navale, il quale fu al servizio dei granduchi toscani per ben quarantaquattro anni. Fra le opere navali da lui ideate e fatte costruire ricordiamo le “galerate”, i “galeratoni” e le “galezabre”; a Livorno diresse i lavori per il nuovo Arsenale e, nominato capitano del porto, fece fortificare la città e prosciugare le paludi tra Livorno e Pisa; insieme ad altri ingegneri costruì inoltre il Molo Cosimo (dedicato a Cosimo II). Nell’epigrafe è citato anche John Temple Leader, il quale scrisse la biografia del Dudley.
Per approfondire
DEL LUCCHESE Aldo, Stradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
FERRERO Francesco, Le epigrafi scomparse, in “Rivista di Livorno”, anno 3 n. 1, gennaio-febbraio 1953.
MARCHI Vittorio, Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
NOCERINO Corrado, Guida storica di Livorno, Livorno, Editrice L’Informazione, 1998.
WIQUEL Giovanni, Dizionario di persone e cose livornesi, Livorno, Bastogi, 1976-1985.
