Dalla Piazza Cappellini, che prospetta il Bacino di carenaggio, si entra a sinistra in Via della Maddalena e dopo breve cammino si fiancheggia, volgendo sempre a sinistra, il Convento di S. Maria Maddalena (ove è un educandato femminile) annesso alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo.
Dalla zona del Cantiere Orlando, su cui ci siamo focalizzati nella tappa scorsa, ripercorriamo gli Scali Novi Lena fino alla Piazza Giovine Italia, un tempo “Piazza Cappellini”: da qui lasceremo il mare per riaddentrarci verso il cuore della città. In questo episodio visiteremo alcuni luoghi di culto ancora oggi esistenti, sebbene con alcune differenze rispetto all’epoca della guida.
La Chiesa dei S.S. Pietro e Paolo
La Chiesa dei Santi Pietro e Paolo è stata progettata nel Diciannovesimo secolo dall’architetto Luigi Cambray-Digny, direttore delle Regie Fabbriche. L’edificio è a croce latina a navata unica voltata e ha uno stile d’impronta neoclassica, sebbene con alcuni elementi di derivazione rinascimentale (ad esempio il portico in facciata); sia all’esterno che all’interno la chiesa emana un’idea generale di sobrietà e austerità (per cui da alcuni critici è stata anche talvolta tacciata di “freddezza”).

Nella realizzazione del progetto ebbe un ruolo chiave il sacerdote Giovanni Battista Quilici (1791-1844), il quale ottenne da Leopoldo II il terreno per la costruzione della chiesa che avrebbe provveduto ai servizi religiosi del nuovo quartiere sorto fuori delle mura medicee (iniziato a costruire nel 1828). La posa della prima pietra della chiesa avvenne nel 1829; nel 1835 la chiesa era ultimata, ma fu aperta al culto solo a novembre, dopo che era stata utilizzata come lazzeretto durante l’epidemia di colera che era scoppiata nello stesso anno. Sopra la porta d’ingresso un’iscrizione in latino ricorda l’apertura della chiesa il 24 novembre 1835.
Come ci illustra la nostra guida, all’interno della chiesa sono ospitate diverse opere di pregio, alcune commissionate dallo stesso Quilici (che divenne poi il primo sacerdote della chiesa). Fra queste opere ricordiamo due dipinti di Giovanni Battista Bartolena (Quattro martiri coronati e il Martirio di Santa Giulia), il Sacro cuore e cinque santi di Serafino Mecocci (dal nostro anonimo giudicato “poco bello”) e L’immacolata Concezione di Enrico Pollastrini (1857).
È pregevole, dietro l’altar maggiore, il guazzo di Angiolo Sarri rappresentante la glorificazione della Vergine coi SS. Pietro e Paolo e Maria Maddalena.
Il dipinto qui citato purtroppo andò perduto a seguito dei bombardamenti del 1944, che causarono notevoli danni all’edificio (anche la distruzione delle attigue canoniche); il Genio Civile si occupò della ricostruzione della chiesa, la quale fu riaperta al culto nel 1948. Nel 1964 essa subì un importante intervento di restauro atto a riportarla all’originale elegante sobrietà. Fra le opere novecentesche ricordiamo i due dipinti di Anton Luigi Gajoni (Gesù fra i dottori e l’Incoronazione della Madonna, sull’altare maggiore) e il grande affresco di Ferruccio Mataresi del Battesimo di Gesù. L’organo originario della chiesa andò pure distrutto durante la guerra: quello attuale è elettrico ed è stato costruito dalla rinomata ditta Tamburini di Crema.
Per concludere, la nostra guida fa un breve cenno all’attiguo educandato femminile: si tratta dell’Istituto Femminile Santa Maria Maddalena, anch’esso costruito grazie al Quilici. Egli dal 1819 cominciò a raccogliere offerte per la costruzione di un istituto che accogliesse le “traviate pentite”; lo stesso granduca Leopoldo II e le sue sorelle (i cui busti furono alloggiati in nicchie nell’atrio, in seguito rimossi) parteciparono ai sussidi e fornirono il terreno per la costruzione. Anche questo edificio fu ultimato nel 1835 e servì a ospitare i malati di colera; l’Istituto fu aperto l’anno successivo.
Il Cimitero e la Chiesa anglicana. La Chiesa Scozzese
Usciti dalla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, volgendo a sinistra, appena imboccata la Via dell’Indipendenza, a destra si apre la breve Via degli Inglesi che mette in Via Verdi (…), e subito, in faccia, si apre la cancellata che conduce al Vecchio Cimitero ed alla Chiesa Anglicana (…).
Percorrendo l’odierna Via Adua (la “Via degli Inglesi” citata), in fondo ci accorgiamo che la vista è ben diversa da quella descritta: non scorgiamo subito la cancellata del cimitero, né tantomeno la chiesa, poiché la loro vista è bloccata da una serie di edifici di più moderna costruzione che si affacciano su Via Verdi. Come ci suggerisce timidamente un cartello che ne segnala la presenza, per dirigerci alla chiesa e al cimitero dobbiamo entrare in Largo Donegani.
Sulla destra vediamo la Chiesa Anglicana: dedicata a S. Giorgio, essa fu costruita tra il 1839 e il 1844 su disegno di Angiolo della Valle in stile neoclassico di derivazione pocciantiana. La pianta è a croce greca con calotta emisferica; all’esterno l’ingresso è preceduto da un portico con frontone sostenuto da quattro colonne ioniche. Dal secondo dopoguerra la proprietà dell’edificio è passata alla Confraternita della Misericordia e attualmente è in uso alla Chiesa ortodossa rumena.

Di fronte alla chiesa è il vecchio Cimitero degli inglesi, ritenuto da molti il più antico cimitero protestante in Italia. Autorizzato ufficialmente nel 1735 in una zona poco fuori dalle mura medicee detta “Fondo Magno”, probabilmente esso era in funzione già dal secolo precedente, benché dal 1647 fosse in vigore un ordine granducale che proibiva la costruzione vicino alle mura di strutture che potessero ostacolare la visuale delle sentinelle o, peggio, offrire rifugio ai nemici; nonostante questo, la presenza del cimitero in quella posizione era probabilmente tollerata dalle autorità granducali in forza dei rapporti secolari con la corona inglese a tutela dei reciproci interessi. L’attività del cimitero già nel Diciassettesimo secolo è testimoniata dalla presenza di diverse tombe antecedenti il 1735 (anche se secondo alcune fonti esse sarebbero state ivi traslate dopo la fondazione del Cimitero).

La comunità inglese a Livorno dell’epoca vantava tutta una serie di personaggi di spicco in ambito culturale, nonché abili mercanti, marinai e membri della nobiltà, di cui qui troviamo testimonianza. Fra questi ricordiamo il romanziere scozzese Tobias Smollett (1721-71), il collezionista Antony Lefroy, il mercante e umanista George Jackson, la mecenate baronessa Wieling.

Dal 1837, con la costruzione della nuova cinta daziaria, il Cimitero si ritrovò all’interno del perimetro urbano: poiché un’ordinanza granducale del 1838 vietò le inumazioni all’interno delle mura, l’antico Cimitero inglese fu interdetto e fu avviata la costruzione di quello nuovo in Via Pera, vicino a Porta S. Marco. L’antico Cimitero non fu risparmiato dalle devastazioni belliche, subendo notevoli danni sotto i bombardamenti. Nel dopoguerra, come la Chiesa, anch’esso fu ceduto alla Confraternita della Misericordia.


Proseguendo lungo Via Verdi, poco più avanti troviamo la Chiesa Presbiteriana Scozzese, dal 1910 di proprietà della comunità valdese. Inaugurata nel 1849, essa fu costruita con pianta rettangolare su progetto dell’architetto Rumball di Edimburgo in stile neogotico (ancora poco diffuso in Toscana, dove era preferito lo stile neoclassico), come evidenziano all’esterno la bicromia del paramento della facciata e le aperture ogivali simmetricamente distribuite. Come ricorda anche la nostra guida, all’interno spiccavano le vetrate policrome realizzate dalla vetreria Ballantine di Edimburgo, andate perdute.
Per approfondire
ALLEGRANTI Barbara et al., Cimiteri monumentali di Livorno. Guida ai beni storici e artistici. I cimiteri della nazione ebrea, inglese e olandese-alemanna, Pisa, Pacini, 1996.
DEL LUCCHESE Aldo, Stradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
FRATTARELLI FISCHER Lucia, Chiese e luoghi di culto a Livorno dal medioevo a oggi, Ospedaletto (PI), Pacini, 2015.
GIUNTI Matteo, LORENZINI Giacomo, Un archivio di pietra. L’antico Cimitero degli Inglesi di Livorno. Note storiche e progetti di restauro, Pisa, Pacini, 2013.
MARCHI Vittorio, Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
PANESSA Giangiacomo, Chiese a Livorno in età granducale. Secoli XVII-XIX, Livorno, Debatte, 2013.
WIQUEL Giovanni, Dizionario di persone e cose livornesi, Livorno, Bastogi, 1976-1985.
