Ci concentriamo oggi su Ferdinando Magagnini (1801-1874), ebanista e architetto livornese noto in città soprattutto per il suo fondamentale contributo allo sviluppo del maestoso Palazzo de Larderel, attualmente sede del tribunale civile.
Nato a Livorno nel 1801, il giovane Magagnini ricevette la sua prima formazione presso la bottega dell’ebanista Andrea Gambassini. Durante questi anni egli prese sempre più consapevolezza delle sue reali capacità, ampliando i propri orizzonti formativi rispetto alle sole nozioni ricevute presso la bottega, ad esempio seguendo i corsi di disegno di Pietro Cini e soprattutto frequentando Gaetano Gherardi, docente e poi direttore della scuola di Architettura e Ornato istituita da Carlo Michon presso il Refugio. Le capacità del giovane non passarono inosservate da parte del suo primo maestro Gambassini, il quale nel 1830 gli commissionò l’esecuzione di un ambizioso modello in scala di Piazza San Pietro e del Vaticano in legno e avorio. Il progetto occupò Magagnini e i suoi collaboratori per circa tre anni, comprendendo anche una spedizione a Roma per effettuare studi dal vero del soggetto. Nel 1833 esso risultava per gran parte completato (non solo l’esterno, ma anche gli interni e alcuni elementi ornamentali), ma fu in questo momento che si manifestarono le reali intenzioni del Gambassini: egli licenziò il Magagnini tenendo per sé il plastico; successivamente Gambassini riuscì a far spacciare l’opera (completata con l’ausilio di due apprendisti) per propria esponendola con successo e ottenendo anche un diploma di merito all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 1846. Questa brutta esperienza ebbe tuttavia il pregio di dare al nostro la spinta definitiva per avviare la propria autonoma attività come ebanista e intagliatore.

I successivi furono anni intensi per l’attività del Magagnini, che non mancò anche di assecondare le proprie inclinazioni ingegneristiche. In primo luogo, notevole fu la serie di decorazioni lignee per alcune chiese livornesi, fra cui ricordiamo il tabernacolo per l’altare dei Vallombrosani di Montenero presso la chiesa di Santa Maria del Soccorso, unica sua opera di questo genere ancora oggi visibile. Sempre a questi anni risale la sperimentazione di alcuni macchinari di sua invenzione per la lavorazione del legno, collocando di fatto il Magagnini nell’ambito del dibattito ottocentesco sull’utilizzo di procedimenti meccanici semi-industriali per le arti applicate. Ancora a questa fase risale l’armatura di diversi ponti livornesi, ma soprattutto il mirabile lavoro di centinatura del “Voltone” a copertura di parte del Fosso Reale, in corrispondenza dell’attuale Piazza della Repubblica.
Al 1836 risale la prima commissione da parte del conte Francesco de Larderel: la realizzazione di un “gabinetto gotico” per la sua sontuosa residenza che stava prendendo forma in città. Si trattò di un momento di svolta nella carriera di Magagnini, perché in seguito a questo primo lavoro per il conte de Larderel si andò instaurando un vero e proprio sodalizio fra i due: nel 1842 Magagnini fu nominato responsabile del “mobiliare” del Palazzo e dal 1845 egli ne curò l’ampliamento, fino a riunire le varie fabbriche che lo componevano nell’unica imponente facciata che vediamo oggi. Sembra anche che, grazie all’amicizia dell’ebanista-architetto con diversi artisti autori delle sculture di uomini illustri che tuttora si trovano lungo le pareti esterne degli Uffizi di Firenze, egli riuscì a far ottenere al conte alcuni dei modelli originali in gesso di queste sculture a un prezzo contenuto per porle a ornamento dello scalone monumentale del Palazzo livornese. Il conte si servì della consulenza tecnica del Magagnini anche per lo sviluppo dei suoi stabilimenti di borace in Val di Cecina, non solo progettando l’ampliamento delle strutture, ma anche implementando le tecnologie produttive.

Le ultime opere significative del Magagnini consistono dell’ampliamento della Chiesa di Larderello e nei lavori per la chiesa di San Matteo a Livorno (in particolare, la cappella de Larderel). Con la morte di Francesco de Larderel nel 1858 la fortuna produttiva del Magagnini andò scemando, complice anche la scarsa stima che aveva nei suoi confronti Federigo, il figlio del mecenate: Magagnini portò a termine le opere precedentemente iniziate per la famiglia, imbattendosi tuttavia in vicende spiacevoli legate a mancati pagamenti da parte dell’erede di Francesco.
Nell’ultima parte della sua vita, il Magagnini si dedicò a progetti di pianificazione urbana, piuttosto che alla realizzazione effettiva di opere, mosso soprattutto dal sentimento patriottico di rendersi utile per la comunità. Si ricorda a questo proposito la vicenda del suo progetto per il Porto Franco e lo sviluppo urbanistico di Livorno, presentato nel 1862 ai ministri Peruzzi e Depretis. Invitato da quest’ultimo a sviluppare ulteriormente alcuni punti ivi esposti, il Magagnini elaborò un secondo progetto che fu quindi acquistato dal Governo e ceduto all’amministrazione livornese, la quale invece di metterlo in pratica lo archiviò con immensa delusione del suo autore: quest’ultimo infatti credeva veramente che, legando la ripresa economica di Livorno al suo sviluppo urbanistico, il proprio progetto potesse offrire la soluzione ai problemi di recessione che stava attraversando la città in quel momento. Seguirono altri progetti dagli ideali simili a questo, anche di più ampio respiro (non limitati alla città, ma estesi a tutto lo Stato), ma comunque dallo scarso successo per il loro autore. Profondamente deluso da questi insuccessi, appesantiti da altre amarezze del passato che riaffioravano ossessivamente, l’architetto si tolse la vita nel 1874.
Per approfondire
CRUCIANI-FABOZZI Giuseppe, La committenza De Larderel e l’opera di Ferdinando Magagnini, in “Bollettino ingegneri” n. 10, 1982.
FRATTARELLI FISCHER Lucia e LAZZARINI Maria Teresa, a cura di, Palazzo de Larderel a Livorno. La rappresentazione di un’ascesa sociale nella Toscana dell’Ottocento, Milano, Electa, 1992.

complimenti…articolo molto ben fatto e ricco di informazioni su Livorno,i Larderel,il prezioso lavoro dell’ebanista Magagnini….la mia famiglia ha un suo scrittoio/ribalta molto interessante in piuma di mogano, che forse sarebbe giusto ritornasse a Livorno ….
"Mi piace"Piace a 1 persona