Alla stazione S. Marco
Appena scesi dai carrozzoni della strada ferrata, si esce sulla Piazza della Stazione, non molto vasta nè bella, e subito l’occhio del viaggiatore si posa sulla Porta S. Marco, a cui sovrasta il Leone Alato della Repubblica Veneta, per la quale, non sono molti anni, si entrava in città, ed a cui vicino si apre la Barriera nuova che dà sulla Piazza “Undici Maggio”.
Torniamo indietro nel tempo, a poco più di un secolo fa, e immaginiamo di giungere a Livorno per la prima volta. Quale sarebbe il nostro punto di arrivo? E quali i luoghi d’interesse che non ci dovremmo assolutamente perdere? Ma, soprattutto, che cosa ne è di quei luoghi oggi? Proviamo a scoprirlo.
L’itinerario della nostra guida di riferimento prende avvio dalla Stazione San Marco, o Stazione Leopolda, all’epoca punto di arrivo obbligato in città per coloro che vi si recassero tramite ferrovia (il complesso dell’attuale stazione di “Livorno Centrale” fu inaugurato solo nel 1910). Da qui, anche capolinea della rete tranviaria, il visitatore poteva avere l’opportunità di prendere un comodo tram che lo portasse verso il centro cittadino.
L’autore della nostra guida non si sofferma particolarmente a illustrare le architetture presenti nella Piazza XI Maggio, ma preferisce concentrarsi con una breve digressione storica sugli avvenimenti che hanno determinato la denominazione della stessa (risalente al 1889): l’assedio del 1849 da parte degli Austriaci, i quali presso Porta San Marco “fecero una larga breccia e per quella penetrarono in città”. In chiusura, egli pone l’attenzione sulla targa commemorativa che ancora oggi possiamo ammirare sulle mura appena di fianco alla porta (al di sopra di altre due lapidi coi nomi dei caduti livornesi): si tratta di una lastra marmorea apposta nel 1899 “auspice la Fratellanza Artigiana Giuseppe Garibaldi”, commemorativa della resistenza dei Livornesi agli Austriaci nei giorni 10 e 11 maggio 1849.

Ma che cosa vediamo oggi attraversando la Piazza? Similmente a quanto poteva accadere all’epoca, questo è ancora un luogo molto transitato, solo che attualmente non si tratta più del vivace viavai di persone che s’incamminano da e verso la stazione, ma del traffico di automobili e altri mezzi che passano per l’adiacente Via Mastacchi verso Via della Cinta Esterna o la Piazza Stessa. Dal 1835, nell’ambito dell’ampliamento dei confini del porto franco, fu realizzato il progetto della Piazza, decidendo di trasferire il varco allora esistente presso Piazza dei Legnami alla nuova sistemazione che vediamo oggi; al centro, la nostra attenzione è ancora catturata dall’imponente Porta San Marco, complesso progettato da Carlo Reishammer e uno dei primi esempi in Toscana di accostamento tra materiali tradizionali (come la pietra bugnata) ed elementi in ghisa progettati per essere prodotti in serie industrialmente.

La vecchia Stazione Leopolda purtroppo attualmente versa in stato di abbandono, nonostante la preziosa risorsa che potrebbe ancora costituire. Essa fu costruita fra il 1838 e il 1844, contemporaneamente all’ultimazione della linea ferroviaria Livorno-Pisa: sia la stazione che la tratta (prolungata fino a Firenze nel 1848) furono inaugurate il 14 marzo 1844. La struttura dell’edificio si sviluppava su tre lati attorno ai binari (la facciata principale non è quella che dà sulla piazza, ma è quella del braccio posto sul lato occidentale); nella seconda metà dell’Ottocento fu aggiunta una maestosa volta metallica a copertura dei binari (in linea con gli edifici ferroviari dell’epoca), purtroppo oggi non più esistente, poiché utilizzata durante il secondo conflitto mondiale per ricavarvi ferro da sfruttare per gli armamenti. All’inizio del Novecento, dopo l’apertura di una nuova tratta ferroviaria costiera e la conseguente inaugurazione della nuova stazione (l’attuale “Livorno Centrale”), la Stazione Leopolda si trovò esclusa dal traffico ferroviario principale, andando incontro a un progressivo decadimento (smistamento di carico merci, deposito di vagoni, uffici delle FS), culminato nello stato di abbandono che vediamo oggi.

Cimitero Comunale
Girando a sinistra uscendo dalla stazione, la nostra guida ci informa che arriveremmo al Cimitero Comunale attraverso l’attuale Via Francesco Pera, che vi conduceva direttamente (e infatti tra gli anni 1904 e 1931 era chiamata Via del Camposanto). Si tratta del Cimitero comunemente noto come “dei Lupi“, sebbene formalmente sia denominato “La Cigna“, come l’omonimo vicino torrente. L’origine della denominazione più popolare è ancora alquanto incerta: le fonti la fanno risalire alla famiglia Lupi che possedeva i terreni su cui sorge il Cimitero; secondo alcuni documenti, però, il cognome stesso potrebbe essere derivato dallo stato primitivo di quelle terre (boscose e abitate da animali selvatici), per cui sarebbero stati i possessori del terreno ad acquisire il nome dello stesso.

L’interesse per questo luogo sorgeva nell’autore soprattutto per via della presenza di monumenti funebri di alcuni protagonisti locali degli scontri per l’Unità d’Italia: fra questi spiccano quelli dei garibaldini Andrea e Jacopo Sgarallino e quello dei caduti per la difesa di Livorno del 1849, tutti ad opera dello scultore livornese Lorenzo Gori e ammirabili ancora oggi lungo il viale principale del Cimitero.
Il Monumento alle otto vittime Livornesi, risalente al 1881, è la prima opera eseguita da Gori nella sua città natale, dopo esservisi trasferito da Firenze, dove aveva compiuto i suoi studi artistici. Si tratta di un’opera in marmo bianco eretta a spese della Società dei Reduci del 10 e 11 maggio 1849 per accogliere i resti di otto giovani patrioti che durante l’occupazione austriaca furono fucilati nel Lazzeretto di San Jacopo e lì sepolti il giorno stesso (11 maggio). Durante i lavori per la costruzione dell’Accademia Navale, nel 1879, furono recuperate le spoglie dei giovani e fu disposta la loro nuova sistemazione presso il Cimitero Comunale. L’opera si concentra sulla figura di “un vigoroso giovane, che, ferito a morte, si sorregge a stento”, memore a livello iconografico dell’antico Galata morente dei Musei Capitolini di Roma: evitando una scena più convenzionalmente celebrativa di gesta eroiche, l’artista ha così preferito concentrarsi sul dramma, sulla sofferenza, del singolo uomo. Per concludere questa prima tappa, nella guida si fa riferimento alle epigrafi scritte per mano di F. D. Guerrazzi, molte delle quali sono ancora oggi visibili da chi si trovi a visitare il cimitero.
Per approfondire
DINELLI Laura, a cura di, Il monumento sepolcrale di otto vittime degli Austriaci nel Cimitero della Cigna. Memoria e arte, Livorno, Comune di Livorno, 2012.
INNESTI Stefania, L’arte del silenzio. Architetture, monumenti e memorie nel Cimitero Comunale “La Cigna” di Livorno, Livorno, Comune di Livorno, Società per la cremazione, 2003.
MARCHI Vittorio, Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
TORALDO DI FRANCIA Cristiano, a cura di, Nuove residenze, progetti per l’area ex stazione San Marco a Livorno, Firenze, Alinea, 2003.
