Ma, percorsi gli Scali delle Cantine, eccoci in Piazza Garibaldi, detta già Piazza Rangoni, (…) e subito dopo nella antica Piazza dei Granduchi, ora Carlo Alberto, ma che il popolo chiama sempre Piazza del Voltone.
Protagoniste della tappa di oggi sono due piazze livornesi, ma soprattutto le sculture che le adornano: conosceremo meglio alcuni volti lapidei particolarmente familiari a quanti si trovino a frequentare quotidianamente il centro di Livorno e scopriremo alcune curiosità che ci potrebbero far osservare queste figure con occhi diversi.
Ripartiamo da dove eravamo arrivati alla fine della tappa precedente, ossia in fondo a Via Solferino, proprio davanti al Fosso Reale. Proseguiamo verso sinistra, lungo gli Scali delle Cantine, per arrivare così alle due piazze che fronteggiano la Fortezza Nuova: Piazza Garibaldi e poi l’attuale Piazza della Repubblica.

Sulla Piazza Garibaldi in realtà l’autore della guida non si sofferma più di tanto, se non per descrivere il monumento a Giuseppe Garibaldi che ancora oggi vi possiamo ammirare. La scultura in marmo è opera di Augusto Rivalta (1837-1925), uno dei maggiori esponenti della scuola del realismo in Toscana, e fu eretta nel 1889, a pochi anni dalla nuova intitolazione della Piazza al patriota (1882). Come ci viene ricordato, infatti, precedentemente (già da prima del 1828) la Piazza portava il nome dell’agiata famiglia Rangoni, che lì abitava e aveva dei possedimenti.

Continuando a seguire verso destra il fosso che costeggia la Fortezza, giungiamo nell’attuale Piazza della Repubblica. Essa, di forma ellittica, è stata progettata dall’architetto Luigi Bettarini (1790-1850) a seguito dell’allargamento della cinta urbana del 1834 ed è stata ricavata nel 1844 gettando una volta di oltre 220 m sul sottostante tratto del Fosso Reale, creando un tratto navigabile al coperto (da qui il nome popolare di “Voltone“).
L’attuale denominazione della piazza risale al referendum del 2 giugno 1946, infatti all’epoca della nostra guida essa era nota come “Piazza Carlo Alberto“. La nomenclatura originaria, in vigore fino al 1859, era però quella di “Piazza dei Granduchi“, derivante dalla presenza delle due sculture – che si fronteggiano ancora oggi come i due fuochi dell’ellisse – dei granduchi Ferdinando III e Leopoldo II: la Piazza perse questa intitolazione a seguito dell’atto deliberativo del 20 agosto 1859, il quale fece sopprimere e sostituire in città tutte le denominazioni in riferimento alla dinastia dei Lorena.

La nostra guida ci informa che le due sculture furono inaugurate “l’8 di settembre del 1847, festeggiandosi la formazione della Guardia Civica”. Quella di Ferdinando III, opera di Francesco Pozzi (1779-1844), su due lati del basamento ha bassorilievi scolpiti da Temistocle Guerrazzi e Ulisse Cambi raffiguranti “il Granduca che incoraggia la costruzione dell’acquedotto, e che protegge le arti, l’industria ed il commercio”, mentre sugli altri due lati ha epigrafi celebrative del principe. Di particolare interesse, però, sono le vicende legate alla storia della scultura raffigurante Leopoldo II, poiché quella che vediamo oggi nella Piazza non è l’originale:
La statua di Leopoldo II era opera di Emilio Demi, era anzi la migliore scultura di lui, ma essa ormai giace mutilata nella Vecchia Darsena!
L’immagine marmorea del «Toscano Morfeo», che oggi è sul piedestallo in Piazza Carlo Alberto, è opera di Emilio Santarelli, e fu eretta nel 1855, ma non è, da vero, una bella cosa.
Come mai, domanderanno i curiosi lettori, questa sostituzione di statue?

Paolo Emilio Demi (1798-1863) era l’autore della scultura originaria e anche del relativo bassorilievo sul basamento raffigurante il “principe che solleva e conforta la Maremma” (l’altro bassorilievo, con il Granduca che “assiste al getto della prima pietra del Molo nuovo” era invece opera di Giovanni Puntoni). L’opera in questione fu soggetta a ripetuti atti vandalici da parte di alcuni cittadini fra il 1848 e il 1849, tanto che l’autore della nostra guida sottolinea come il povero Demi, profondamente scosso dall’accaduto, non fosse più lo stesso a seguito di questi eventi. Il primo di questi risale al 3 settembre del 1848, quando, secondo le cronache dell’epoca, durante un moto popolare fu tirato un colpo di fucile alla scultura di Leopoldo, sotto alla gola. Il 7 febbraio del 1849, a seguito della visita di Giuseppe Mazzini a Livorno, ma soprattutto della fuga dello stesso Leopoldo, il popolo si diresse in Piazza con l’intenzione di distruggere la scultura raffigurante il Principe; sembra che l’intervento diretto dello stesso Demi – “colle preghiere e colle lagrime” – sia riuscito a far risparmiare l’opera, che fu solamente coperta con un telo. Il più grave fu però il terzo atto di vandalismo, avvenuto il 6 maggio dello stesso anno, quando, in preda al terrore per l’imminente invasione straniera, la folla si accanì contro la scultura, la quale subì la mutilazione di mani, naso e parte del serto: secondo le cronache citate nella guida, sembra che per il dolore di quanto accaduto il Demi abbia tentato anche di togliersi la vita. Il 7 giugno l’amministrazione comunale dispose che la scultura deturpata fosse rimossa dalla Piazza e incaricò il Santarelli della realizzazione di quella che vediamo ancora oggi al suo posto. Qualche anno dopo la posa della nuova scultura (1855), furono rimosse dal basamento le iscrizioni celebrative che accompagnavano i bassorilievi; al loro posto ne furono messe due a carattere patriottico risorgimentale e di critica nei confronti della dinastia austro-lorenese (quelle che vediamo ancora oggi), per cui si andò a creare una situazione piuttosto curiosa di incoerenza fra testo e immagini:
E così abbiamo a Livorno – esempio unico, credo! – un monumento laudatorio nei bassorilievi, ed infamante nelle iscrizioni!
Ma cosa accadde all’opera del Demi? Dopo la rimozione, essa fu spostata presso l’antico Arsenale del Porto Mediceo e lì seppellita. Solamente dopo più di un secolo (1959) l’opera vide nuovamente la luce e fu spostata in una nuova e più degna collocazione: Piazza XX settembre, dove ancora oggi possiamo vederla e notarne le tracce delle offese subite. Di seguito proponiamo un confronto fra la scultura ancora oggi presente in Piazza della Repubblica e quella originale del Demi (a destra), attualmente in Piazza XX settembre, su cui si distinguono ancora i danni subiti a metà Ottocento.
Per approfondire
ARGENTIERI Giuseppe, BONETTI Luciano, Pittori, scultori ed architetti del passato (e non) a Livorno, Livorno, Marengo, 2002.
DEL LUCCHESE Aldo, Stradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
MARCHI Vittorio, Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.

Un pensiero riguardo “Su e giù per Livorno, TAPPA 4. Le Piazze Garibaldi e Carlo Alberto”