Su e giù per Livorno, TAPPA 5. Il Cisternone – Il Cisternino

Chi, dalla Strada ferrata, viene per la via Palestro, e la via dei Riseccoli, o chi, dalla Piazza Carlo Alberto, percorre la bellissima via de Larderel, o chi fa il Corso Amedeo, giunge in Piazza del Cisternone, ove da una parte, quasi all’imboccatura dell’antico Viale dei Condotti, si erge il magnifico Cisternone, che disegnò l’architetto Pasquale Poccianti, e la costruzione del quale fu cominciata nel 1829.

Continuiamo a visitare i dintorni dell’attuale Piazza della Repubblica. Mentre in tappe successive visiteremo alcune strade limitrofe, oggi ci soffermeremo su due opere fondamentali di Pasquale Poccianti (1774-1858) facenti parte del formidabile sistema dell’acquedotto livornese: il Cisternone e il Cisternino. Scopriremo, inoltre, alcune curiosità ad essi legate e un edificio vicino che purtroppo oggi non esiste più, ma che vale la pena ricordare.

Il Cisternone

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Sicuramente l’opera più notevole di Poccianti sul nostro territorio, già dall’introduzione che ne fa l’autore anonimo della nostra guida si capisce subito che il Cisternone (detto anche “Gran Cisterna” o “Gran Conserva”) era considerato una tappa da non perdere per quanti si trovassero a visitare Livorno, qualsiasi fosse il percorso scelto. Ancora oggi questo è uno degli edifici più caratteristici della nostra città, capace di catturare l’attenzione di quanti ne varchino i confini per dirigersi poi verso il centro.

L’edificio è nato nell’ambito della costruzione dell’acquedotto di Livorno, cui Poccianti fu responsabile dal 1809, succedendo a Neri Zocchi. Sembra che proprio lo Zocchi avesse già previsto nel suo piano la costruzione del Cisternone, sebbene fosse stato poi il Poccianti a concretizzarla. L’edificio serviva a raccogliere l’acqua proveniente da Colognole e a depurarla prima di redistribuirla in città. Esternamente, la facciata è preceduta da un portico con otto colonne doriche che sostiene un nicchione: un tempo quest’ultimo ospitava due sculture femminili in gesso (che successivamente avrebbero dovuto essere scolpite in marmo) rappresentanti le sorgenti Morra e Camorra di Colognole, purtroppo già andate distrutte ai tempi della nostra guida. All’interno, la cisterna è costituita da “cinque navate in larghezza e sette in lunghezza”. L’edificio consta di una doppia copertura a volta e a tetto per proteggere l’acqua dalle escursioni termiche; la volta del serbatoio (“largo 38 metri, lungo 42”) è sostenuta da cinquantasei pilastri di ordine tuscanico.

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Il Cisternone in una foto d’epoca. Fonte: La Vecchia Livorno.
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La costruzione della cisterna fu approvata nel luglio 1828, ma fu ultimata solo nel 1842, quando fu raggiunta dall’acqua. Tuttavia, il nostro autore ci informa di un evento curioso: nel 1833, quando la costruzione dell’edificio era già a buon punto, esso venne utizzato per festeggiare il matrimonio del Granduca Leopoldo II con Maria Antonia delle Due Sicilie. Il 14 giugno il Cisternone ospitò i festeggiamenti in onore dei novelli sposi, giunti a Livorno in viaggio di nozze da Napoli:

si dette nell’ampia Vasca una splendida festa da ballo, alla quale intervenne il fiore della cittadinanza.

Proprio quest’occasione fu utile al Poccianti per cercare di collocare il Cisternone in un contesto urbanistico appropriato: fu acquistato e spianato il terreno prospiciente l’edificio con l’intento di trasformarlo in una piazza erbosa; tuttavia, negli anni successivi tale terreno fu interessato dall’espansione cittadina, per cui il Poccianti dovette accontentarsi solamente di una zona di rispetto di sessanta braccia. Purtroppo ancora oggi la corretta percezione dell’edificio risulta sacrificata dall’immediata vicinanza della strada.

Il Cisternino

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Palazzo Rosselli. Fonte: FERRERO (1953).

Spostiamoci ora di nuovo nell’attuale Piazza della Repubblica per dirigerci verso l’altra opera fondamentale del Poccianti, all’imbocco dell’attuale Via Grande: il Cisternino di Città. Il nostro anonimo ci informa che esso era appunto “fabbricato sul principio di Via Vittorio Emanuele, fra il Palazzo della Posta e la Piazza Guerrazzi”. Se ci soffermiamo a osservare, notiamo però che quello che dovrebbe essere il “Palazzo della Posta” è un edificio ben più moderno rispetto all’epoca della nostra guida: l’edificio delle Poste, o Palazzo Rosselli, infatti, andò purtroppo completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale; insieme ad esso si perse anche la targa che ricordava come la famiglia Rosselli ospitò qui nel 1871 Giuseppe Mazzini, che in quel periodo soggiornava a Pisa. Il moderno “sostituto” può aiutarci a percepire il contesto della Piazza come doveva essere in origine, tuttavia distaccandosi stilisticamente dagli edifici storici che ancora vi si affacciano.

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Il luogo dove sorgeva il Palazzo della Posta come lo vediamo oggi.

Ma torniamo a concentrarci sull’opera del Poccianti. Costruito tra il 1837 e il 1848, esternamente il Cisternino di Città ci colpisce soprattutto per l’elegante colonnato ionico che si affaccia sull’attuale Via Grande. Esso era stato progettato per ricevere le acque del Cisternone e convogliarle alle fonti della città; ciò doveva avvenire per mezzo di condotti che partivano dalle gallerie voltate su cui era posta la vasca. Tuttavia, esso non entrò mai in funzione, probabilmente per difficoltà logistiche legate alla costruzione dell’attuale Piazza della Repubblica, non presente ai tempi della progettazione dell’edificio.

Nel dopoguerra il Cisternino fu adibito a “Casa della cultura” e nel 2017, dopo diversi anni di chiusura, l’edificio è stato riaperto al pubblico per ospitare iniziative culturali.

Concludiamo questa tappa con una curiosità documentata dal nostro anonimo:

Una volta, quando il Carnevale, per dirla col Poeta, impazzava per le strade, dal loggiato del Cisternino che incruente battaglie di fiori e di confetti, le più vaghe donne di Livorno hanno sostenuto colle ricche maschere che, su’ carri o nelle carrozze, transitavano in doppia fila per la Via Vittorio Emanuele!

Per approfondire

ARGENTIERI Giuseppe, BONETTI LucianoPittori, scultori ed architetti del passato (e non) a Livorno, Livorno, Marengo, 2002.
DEL LUCCHESE Aldo
Stradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
COMUNE DI BIBBIENA. AZIENDA AUTONOMA DI SOGGIORNO E TURISMO, Pasquale Poccianti architetto 1774-1858. Studi e ricerche nel secondo centenario della nascita. Bibbiena, Palazzo comunale, 21 dicembre 1974, Firenze, Centro Di, 1974.
FERRERO FrancescoLe epigrafi scomparse, in “Rivista di Livorno”, anno 3 n. 1, gennaio-febbraio 1953.
FERRERO Francesco, L’Indipendenza e l’Unità d’Italia in cento epigrafi e monumenti livornesi, Livorno, Benvenuti e Cavaciocchi, 1960.
MARCHI VittorioGuida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
MATTEONI DarioPasquale Poccianti e l’acquedotto di Livorno, Bari, Laterza, 1992.
MATTEONI DarioPasquale Poccianti e la “gran cisterna” di Livorno, Milano, Silvana, 2001.

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