Le origini (seconda parte)

Proseguiamo alla scoperta delle origini di Livorno. Dopo esserci concentrati sulla toponomastica e sulla morfologia del territorio, c’imbattiamo oggi nelle prime testimonianze architettoniche più significative.

Veduta della Fortezza Vecchia dal lato strada alla base del Ponte di Santa Trinita (XVI secolo, integrando strutture preesistenti per opera di Antonio da Sangallo il Vecchio su commissione della famiglia Medici).

I Romani più degli Etruschi sembra abbiano lasciato diversi segni nella zona labronica

  • nella nomenclatura: ad esempio, Ardentia > Ardenza, Salvius > Salviano, Antonius > Antignano;
  • a livello di infrastrutture: ad esempio, Via Aemilia Scauri (109 a.C.);
  • con architetture: dai ritrovamenti fatti è emersa presso il Campo ai Lupi una zona sepolcrale del tardo Impero, probabilmente collegata con la Triturrita, e inoltre all’interno della Fortezza Vecchia vi è il rudere di quel fortilizio attribuito all’ultimo periodo del dominio romano, cioè, al IV-V secolo.

Sopra i ruderi dal 1077 fu costruita la torre medievale (a base quadrata), secondo la tradizione voluta da Matilde. Dunque, intorno al Mille sembra vi fosse stato un villaggio (Livorna) sotto la protezione del castrum liburni, che secondo l’atto di donazione del 1103 Matilde Contessa di Toscana donò all’Opera di S. Maria di Pisa (il “Castrum Liburni, curtem et omnia similier ei pertinentia”). Il villaggio rimase privo di mura fino al 1392 e la torre fu infatti distrutta ben dodici volte dal 1114 al 1368 per cause belliche. Si deve forse al 1241, a seguito di una vittoria di Pisa sui genovesi, la costruzione del mastio, quella torre conosciuta poi popolarmente come “di Matilde”, poiché si riteneva fosse stata costruita al suo tempo nel 1077; tale equivoco ha origini seicentesche, quando fu identificato il castrum con il mastio. L’origine dello sviluppo cittadino tra l’XI e il XV secolo non è chiaro poiché non ne abbiamo traccia: il vecchio nucleo abitato fu assorbito e trasformato dalla città seicentesca.

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