Iniziamo a tratteggiare la storia della nostra città dal Medioevo verso il Rinascimento: lo sviluppo di quello che era ancora un piccolo villaggio era legato alle vicende del porto pisano allora esistente.
La costa toscana. Le strutture d’avvistamento e di difesa per il pericolo che viene dal mare

Proprio attorno all’anno 1000 Pisa costituiva una delle repubbliche marinare più potenti: il suo porto si propagava nell’entroterra e si estendeva dalla punta dei Cavalleggeri fino a capo Labrone (l’attuale Calambrone), comprendendo anche Stagno e Suese. Svolgeva quindi un grande commercio marittimo, fino a che il suo porto non cominciò a decadere a causa dei detriti che l’Arno portava, facendo chiudere le vie d’accesso al traffico navale. Favorita da questa situazione fu proprio la città labronica, che ereditò in breve tempo tutto ciò che era stato di difesa e di decoro per quel glorioso porto: le torri, le fortificazioni, le rocche e gli antichi fanali di segnalazione. Tutto ciò contribuì ad accrescere il piccolo villaggio marinaro destinato, in futuro, a divenire un importante porto. Il problema però non era solo quello della conformazione naturale della costa e dei detriti a chiudere il porto: c’erano anche altre questioni che riguardavano battaglie e incursioni, disfatte di torri, di flotte e di porti.

Le vie d’acqua storicamente hanno sempre rivestito una valenza di scambio e di comunicazione tra diversi popoli e culture, ma anche pericolosi accessi per la pirateria, le incursioni di nemici e le scorribande di malintenzionati. Dalla strategia studiata per il dominio sull’alto Tirreno della Repubblica pisana, dalla necessità di difendere le coste dagli attacchi della pirateria saracena, dai contrasti con la rivale Genova è sorto il sistema di fortificazioni atte a proteggere il litorale toscano, nel quale il territorio livornese fu notevolmente interessato e coinvolto.
L’Impero Romano d’Occidente cadde nel V secolo, questa data segnò anche l’inizio dell’Alto Medioevo, durante il quale cominciarono scorrerie di pirati e di gruppi barbarici: i Franchi, i Longobardi, gli Anglosassoni, i Visigoti e gli Arabi. Per questo motivo, nel corso dei secoli che vanno dall’Alto Medioevo al Rinascimento, le repubbliche marinare, gli isolani e successivamente le signorie si preoccuparono di creare fortificazioni (spesso circondate da fossati), per l’avvistamento e la difesa delle eventuali incursioni nemiche.
… a proposito di incursioni e battaglie: la Battaglia della Meloria e le sue conseguenze

Il porto pisano non subì solo attacchi di barbari e pirati, ma anche da parte dei Genovesi e dei loro alleati: difatti Genova e Pisa erano due repubbliche marinare in competizione. In tal proposito si ricorda la grande battaglia navale tra le due flotte che si svolse nel 1284 nei pressi delle secche della Meloria: Genova ebbe la meglio su Pisa, che vide affievolire pian piano la sua potenza fino al 1290, quando Genovesi e Fiorentini distrussero definitivamente le sue torri, dando un colpo decisivo. In un tentativo di ripresa i pisani provarono a ricostruirle caparbiamente, ma ben presto si resero conto di doversi trasferire nelle adiacenze del piccolo villaggio di Livorno; così si andò avanti e ancora nel 1362 il porto pisano fu devastato in una collaborazione tra Genova e Firenze, fino a che nel 1399 la zona labronica divenne governo del Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti: ciò almeno fino al 1408 quando egli la vendette ai Genovesi. Questi ultimi a loro volta, nel 1421, la cedettero alla Repubblica di Firenze per 100.000 fiorini d’oro. I Fiorentini avevano avuto una buona prospettiva, vedendo in questo tratto di costa toscana una importante potenzialità di sviluppo economico e commerciale di tipo marittimo.
