I primi anni del XVII secolo vedono un importante punto di svolta nella storia di Livorno, che il 19 marzo del 1606 passa dallo status di castello a quello di città, grazie al volere di Ferdinando I e al percorso culturale e urbanistico che il suo governo ha caratterizzato nei decenni precedenti.

Livorno città, la crescita demografica
Lo sviluppo della città in questo periodo deriva da una serie di politiche economiche sposate con un accurato piano strutturale e caratterizzate dall’originalità insita nell’apertura cosmopolita dettata soprattutto dalle Leggi Livornine del 1591. Insieme allo status di Livorno come porto franco e le politiche influenti di Ferdinando, le Leggi Livornine portarono a un’esponenziale crescita demografica della popolazione che passò dai 530 abitanti del 1591 a 4000 in appena quindici anni, nel 1606: l’anno appunto dell’elevazione di Livorno a città, una città cosmopolita, multirazziale e multireligiosa, unica e originale tra le città figlie del Cinquecento.


Ferdinando I al fine di popolare l’insediamento e incentivare le attività intorno al porto con lo scopo di uno sviluppo economico indipendente, tese la mano a tutte le genti, di qualsiasi estrazione sociale, privilegiando i ceti umili e i mestieri artigianali che si inserissero nei rapporti col porto, come ad esempio servizi per l’ospitalità o la riparazione delle navi: siano essi calafati, funaioli, maestri d’ascia, legnaioli, muratori e scalpellini, ma anche marinai, pescatori, piccoli e medi commercianti. Erano queste attività vitali per il profilo poliedrico e commerciale che Ferdinando volle dare a Livorno, che egli incoraggiò grazie alle esenzioni e ai privilegi concessi a chi volesse trasferirvisi; su tutti, il bando aperto nel 1590 che comprendeva l’esenzione dal pagamento di tasse e immunità per delitti commessi e debiti contratti agli immigrati, ma soprattutto l’agevolazione ai diretti interessati per l’acquisto di case, cosa che in altre città era all’epoca proibita ai forestieri.
Si avvicinarono a Livorno persone di ogni sorta e l’ing. Cogorano, che dirigeva i lavori di costruzione della città, poteva contare sulla disponibilità di lavoro di molti operai.
Focus: gli antichi mestieri
MAESTRI CALAFATI: operai specializzati nell’impermeabilizzazione dello scafo in legno, con l’uso di apposite mazzette e scalpelli inserivano canapa e stoffe intrise di pece tra le tavole del fasciame (fonte immagine).
MAESTRI D’ASCIA: carpentieri navali ed esperti di legname per la realizzazione delle antiche imbarcazioni in legno (fonte immagine).
FUNAIOLI: gli artigiani cordai dediti alla realizzazione a mano di funi di vario tipo (principalmente con la canapa) destinate ai marinai per i loro pescherecci, ai contadini e ad altre maestranze. Nell’immagine: Mario Puccini, Funaioli (circa 1914), Livorno, Museo Fattori.




