Su e giù per Livorno, TAPPA 16. La Piazza Vittorio Emanuele

Ma prima di affacciarmi al mare, torno, se non vi spiace, nel cuore della città e precisamente nella Piazza ove sorge il monumento al gran Re.

Rientriamo nel cuore del centro cittadino. Ripartiamo dall’attuale Piazza Grande, un tempo nota come “Piazza Vittorio Emanuele” e piuttosto diversa da quanto possiamo vedere oggi.

piazza grande livorno
Piazza Grande oggi.

Quella che da sempre è stata popolarmente nota come “Piazza Grande”, in realtà ha avuto diversi nomi ufficiali nel tempo: dal 1594 fu chiamata “Piazza d’Arme“; durante il breve periodo di dominazione francese (anni 1808-1813) era detta “Piazza Napoleone“; nel 1878 fu intitolata a Vittorio Emanuele, nomenclatura che fu soppressa formalmente nel 1946, rendendo ufficiale la denominazione attuale. A variare nel tempo non è stato però solamente il nome di Piazza Grande, ma anche il suo assetto, poiché ciò che vediamo oggi corrisponde solamente a circa la metà di quella che era fino alla seconda guerra mondiale l’area totale della piazza: un vasto spazio aperto che dal Duomo arrivava a comprendere l’attuale Piazza del Municipio e al cui centro era collocato il monumento equestre a Vittorio Emanuele II (attualmente situato nella vicina Piazza Unità d’Italia).

pieroni livorno
Il Loggiato del Pieroni.

La prima parte della Piazza, quella che corrisponde a grandi linee all’area attuale, era delimitata ai quattro angoli da altrettanti loggiati – opera di Alessandro Pieroni (1550-1607) – che, insieme al porticato del Duomo, incorniciavano armoniosamente la zona.  Mentre gli altri due non ebbero mai un nome fisso che li identificasse, i loggiati ai lati del Duomo erano noti come “Gran Guardia” (dove era una stazione militare) e “Diacciaio” (dove si vendeva il ghiaccio). Purtroppo è giunto fino a noi solamente uno dei quattro loggiati, quello che si affaccia su Via Pieroni: gli altri tre sono andati distrutti nel periodo bellico e sono oggi sostituiti da moderni edifici porticati, a evocare i loro predecessori. Il portico superstite è oggi noto come “Loggiato del Pieroni“, ma nel tempo è stato popolarmente noto anche come “del Mengoli” (dal nome del mercante che aveva lì il negozio), “della Fonte”, “degli Sproni”.

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L’aspetto della Piazza dopo le devastazioni belliche. Fra gli elementi superstiti notiamo il monumento equestre (sulla sinistra) e l’unico loggiato del Pieroni arrivato fino a noi. Fonte: La Vecchia Livorno.

Proseguiamo verso l’altra metà della Piazza. All’epoca della nostra guida avremmo potuto ammirare la scultura equestre al “Re Galantuomo” fra i due loggiati opposti al Duomo, per poi oltrepassarla e fare una passeggiata verso l’attuale Piazza del Municipio. Oggi, invece, alle spalle di quella che sarebbe stata la scultura, è presente un edificio costruito in epoca postbellica (nell’ambito della ricostruzione) che di fatto ha suddiviso la piazza originale in due aree distinte. Si tratta del Palazzo Grande (1950-52), noto anche come “Nobile Interrompimento“, espressione con cui originariamente ci si riferiva a degli edifici che esistevano nella stessa posizione in epoca cinquecentesca, poi demoliti nella seconda metà del Seicento. Il Palazzo Grande (che, oltre a uffici e fondi commerciali, ospitava un cinema fino a pochi anni fa) fin dalla sua costruzione non è stato mai particolarmente apprezzato da buona parte della cittadinanza, con una certa nostalgia per l’aspetto prebellico della Piazza; d’altro canto, la stessa critica specialistica si è spesso divisa fra aspri detrattori ed entusiasti sostenitori (questi ultimi vedendovi un certo Eclettismo in chiave moderna). Sulla facciata del Palazzo che dà verso il Municipio, si segnala il grande rilievo in ceramica della Chimera, opera di Duilio Cambellotti (1876-1960).

Ma torniamo all’epoca della nostra guida e dirigiamoci verso l’ultima parte della vasta Piazza, ossia quella dove avevano sede gli edifici di carattere pubblico e amministrativo:

Oltre il Duomo, a cui prospettano i Tre Palazzi, (…) sono in Piazza Vittorio Emanuele, (…) l’ex Palazzo Granducale, ora sede dei Regi Istituti tecnico e nautico, il Palazzo Comunale, la Borsa e il Palazzo della Prefettura, dietro la quale sono i regi Ospedali Riuniti e le Stanze dei pubblici pagamenti.

La Piazza del Municipio oggi. Sulla sinistra, il punto dove sorgeva l’edificio dei Tre Palazzi.

Di tutti questi edifici ci soffermeremo oggi solamente su quello chiamato “Tre Palazzi“, in quanto torneremo sugli altri in maniera più approfondita nelle tappe successive. Esso si trovava di fianco al Municipio, nel punto in cui oggi vediamo il moderno edificio che ospita alcuni uffici amministrativi del Comune di Livorno: anche in questo caso si tratta di uno dei Palazzi storici cittadini perduto a seguito della seconda guerra mondiale.

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I Tre Palazzi in una foto d’epoca. Fonte: La Vecchia Livorno.

L’area su cui sorsero i Tre Palazzi era precedentemente occupata da un porticciolo, interrato nel 1698 per volontà granducale, quando appunto si decise per la costruzione di un nuovo edificio ritenuto più adatto a completare la grande e prestigiosa piazza sede del potere civile e religioso. Fu deciso che sarebbe stato costruito un ampio palazzo suddiviso in sei unità abitative principali (tre affacciate sul lato della piazza e tre sul retrostante canale) e il granduca stesso nel 1704 emanò delle direttive progettuali da seguire rigorosamente per la costruzione dell’edificio. Per la sua posizione strategica, diversi fra i maggiori mercanti di Livorno si dimostraroro da subito molto interessati alla costruzione del nuovo edificio: ricordiamo in particolare Gasparo Vincenti, molto attivo nel processo di edificazione e che poi occupò una delle unità affacciate sulla Piazza. Il disegno del Palazzo è del fiorentino Giovanni Battista Foggini (1652-1725) e fu messo in opera dall’architetto Giovanni del Fantasia (1670-1743): iniziato nell’estate del 1704, l’edificio poteva dirsi terminato già due anni dopo. La raffinata facciata era organizzata simmetricamente (il nome stesso “Tre Palazzi” deriva proprio dalla scansione ordinata delle tre unità abitative) e chiudeva la Piazza come una sorta di “quinta” elegante. All’interno, gli appartamenti avevano standard abitativi di altissimo livello: erano occupati dagli stessi proprietari (come il già citato Vincenti) oppure erano dati in affitto a ricchi mercanti stranieri.

Per approfondire

CECCARINI StefanoIl Palazzo Grande, in “Il Pentagono”, dicembre 2013.
DEL LUCCHESE Aldo
Stradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
MARCHI Vittorio
Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
MATTEONI DarioLivorno, la costruzione di un’immagine. I palazzi di città, Livorno, Cassa di Risparmi di Livorno, 1999.
MERLO Alessandro, Italian eclectic. Il palazzo Grande di Livorno, Pisa, ETS, 2008.
NOCERINO CorradoGuida storica di Livorno, Livorno, Editrice L’Informazione, 1998.
SPINELLI RiccardoGiovan Battista Foggini, architetto primario della Casa serenissima dei Medici (1652-1725), Firenze, Edifir, 2003.

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