Su e giù per Livorno, TAPPA 18. Santa Giulia – Monumento al Re Galantuomo

Prossima al Duomo è la piccola chiesa di S. Giulia, che si cominciò a costruire nel 1602 dalla Confraternita del S.S. Sacramento, la quale fu istituita fin dal 1270 (…).

Riprendiamo il nostro cammino e proseguiamo a pochi metri dal Duomo per soffermarci sulla vicina chiesa di Santa Giulia. Successivamente faremo una deviazione per ammirare la scultura equestre di Vittorio Emanuele II, originariamente nell’attuale “Piazza Grande”, ma dal dopoguerra sita davanti al Palazzo del Governo.

Santa Giulia

santa giulia livorno facciata

Si tratta di una piccola chiesa a pianta rettangolare dedicata alla Santa patrona della città, che si trova di fianco al Duomo, nell’omonima Via Santa Giulia. Ci limiteremo qui a fornire qualche breve informazione, invitandovi, per saperne di più, a consultare i nostri approfondimenti specifici su Santa Giulia e la sua chiesa. Come ci ricorda il nostro anonimo accompagnatore, l’elegante facciata ospitava nelle due nicchie ai lati del portone d’ingresso le sculture raffiguranti gli apostoli Pietro e Paolo, pesantemente danneggiate durante il secondo conflitto mondiale. Infatti, come il Duomo, anche Santa Giulia ha perso molto a causa dei bombardamenti; a questo proposito, la nostra guida menziona una piccola cappella dedicata a Sant’Anna edificata nel 1682: oggi non possiamo più ammirarla, poiché appunto perduta durante la guerra. Lo stesso è accaduto al soffitto “tutto intagli e dorature” e a diversi dipinti, tra cui L’assunzione di Santa Giulia di Francesco Curradi (1570-1661).

Fortunatamente possiamo ancora ammirare, nell’attiguo Museo, la preziosa tavola agiografica di Santa Giulia risalente alla prima metà del XIV secolo. Di particolare interesse, segnaliamo anche il reliquiario in argento e rame dorato della fine del Seicento che tradizionalmente viene portato in processione il 22 maggio (giorno dedicato alla Santa): il basamento (che contiene un frammento di osso del cranio di Santa Giulia) ha la forma di una fortezza (evidente allusione alla città) e sopra di esso si erge la scultura della Santa (con l’attributo della palma del martirio).

Una curiosità: La piccola chiesa di S. Giulia è prossima alla Cattedrale, di quella tanto più grande. Quando a Livorno, uno chiede ad un altro più povero di lui, o roba o denaro, si sente rispondere, invariabilmente: – Già, tu vorresti che S. Giulia facesse l’elemosina al Dômo!

Il Monumento al Re Galantuomo

D’innanzi alla Cattedrale sorge lo splendido monumento equestre a Re Vittorio Emanuele, scoperto con grande solennità il 28 d’Agosto del 1892, alla presenza di S. M. Umberto I e di S. A. R. il Conte di Torino.

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La scultura nel suo contesto originario. Fonte: La Vecchia Livorno.

Fino agli anni del secondo conflitto mondiale in Piazza Vittorio Emanuele era presente la scultura equestre dedicata al Re di cui la Piazza portava in nome; essa fronteggiava il Duomo e possiamo immaginarla all’incirca nel punto dove oggi vediamo la facciata del Palazzo Grande. Nel dopoguerra, nell’ambito del riassetto della Piazza e della ricostruzione in generale, la collocazione del monumento fu cambiata, posizionandolo di fronte al non lontano Palazzo del Governo, dove possiamo vederlo ancora oggi.

livorno statua equestre guerra
Il monumento miracolosamente salvo dopo i bombardamenti. Fonte: La Vecchia Livorno.
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Manifesto dell’inaugurazione del monumento. Fonte: FUNARO 2006.

L’idea di commissionare un monumento a Vittorio Emanuele II sorse a Livorno – come anche in diverse altre città italiane – subito dopo la morte dello stesso nel 1878, sull’onda del forte impatto emotivo sortito dal decesso del cosiddetto “re galantuomo” (come era stato definito da Massimo D’Azeglio per il suo rispetto dello Statuto albertino). Nonostante che la prospettiva di ergere tale monumento fosse stata accolta con entusiasmo a Livorno, il progetto si protrasse per diversi anni e la scultura fu inaugurata solo nel 1892. Ciò avvenne soprattutto per difficoltà di tipo economico legate al reperimento dei fondi necessari per il finanziamento dell’opera (la città stava attraversando un periodo di recessione): grazie a una serie di raccolte, negli anni tali fondi furono forniti direttamente dalle donazioni dei privati cittadini, mossi anche da un certo spirito “risorgimentale”. La generosità dei cittadini fu premiata, in quanto, secondo le fonti, fin da subito la scultura fu ritenuta di altissimo pregio e segnalata come uno dei monumenti da visitare assolutamente in città.

L’autore della scultura equestre fu scelto tramite concorso: si tratta di Augusto Rivalta (1837-1925), che avevamo già incontrato in Piazza Garibaldi in quanto artefice anche del monumento al Patriota (del resto la fama del Rivalta è proprio legata alla sua produzione di sculture celebrative dei personaggi del Risorgimento sparse per vari comuni italiani). La scultura raffigura il sovrano a cavallo, come a esaltarne le qualità militari (è rappresentato in uniforme); la gamba sollevata dell’animale, la lieve inclinazione del corpo del re, i dettagli del suo abbigliamento e dei finimenti del cavallo danno dinamismo alla composizione, suggerendo il gesto del sovrano come a frenare il suo destriero.

La base in marmo su cui è posta la scultura fu progettata dall’architetto livornese Arturo Conti (1823-1900); sui suoi due lati lunghi possiamo vedere due bassorilievi in bronzo, ancora opera del Rivalta: essi rappresentano due episodi del periodo risorgimentale, ossia il Plebiscito del 2 ottobre 1870 e l’Ingresso di re Vittorio Emanuele a Roma. Sui lati corti vediamo invece due stemmi in bronzo rappresentanti l’Arme del Comune e lo Stemma sabaudo, realizzati dallo scultore livornese Lorenzo Gori (1842-1923), che avevamo già incontrato nella prima tappa del nostro itinerario.

La nostra guida ci informa che la scultura equestre e gli stemmi furono fusi presso la Fonderia Galli di Firenze, mentre i bassorilievi a Roma (Fonderia Nelli). Originariamente, quando il monumento si trovava nella sua prima collocazione, esso era circondato da una cancellata, ormai perduta, progettata ancora da Arturo Conti e forgiata nella Fonderia Gambaro di Livorno (in cui ci siamo già imbattuti). Il nostro anonimo, quasi a sottolineare l’impegno della realizzazione di un’opera del genere, ci fornisce altri dati tecnici:

La statua equestre misura, dall’unghia del cavallo alla testa del cavaliere, metri 5,50; e dal plinto metri 5,70. La base è alta metri 6. I bassorilievi sono alti metri 1,60 e larghi metri 3,30.

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La scultura durante lo spostamento dalla sede di restauro a quella attuale. Fonte: LAZZARINI 2006.

Concludiamo accennando al notevole intervento di restauro che il monumento ha subito tra il 2003 e il 2006 in conseguenza di un grave degrado conservativo che stava compromettendo l’opera a livello strutturale. In particolare, stavano per cedere le zampe del cavallo (fratture, infiltrazioni), cosa che avrebbe comportato la caduta della statua dal piedistallo; inoltre, erano presenti diverse crepe e rotture sul corpo del destriero. Questi problemi sono stati risolti con un’accurata opera di consolidamento, oltre a provvedere alla pulitura del monumento per ovviare alle alterazioni a livello superficiale dovute all’esposizione prolungata all’aperto.

Per approfondire

D’ANIELLO Antonia, a cura di, I luoghi della fede – Livorno, la Val di Cornia e l’arcipelago, Milano, Mondadori, 2000.
FRATTARELLI FISCHER Lucia, LAZZARINI Maria TeresaChiese e luoghi di culto a Livorno dal Medioevo a oggi, Ospedaletto (PI), Pacini, 2015.
FUNARO Liana Elda, “Al Gran Re Liberatore”. Intorno al monumento livornese a Vittorio Emanuele II (1892), in “Nuovi Studi Livornesi, vol. XIII (2006).
LAZZARINI Maria Teresa, Il Monumento equestre a Vittorio Emanuele II di Augusto Rivalta. Note storico-artistiche, in “Nuovi Studi Livornesi, vol. XIII (2006).
MARCHI VittorioGuida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
PANESSA GiangiacomoChiese a Livorno in età granducale. Secoli XVII-XIX, Livorno, Debatte, 2013.
PIERINI MarcoRIVALTA, Augustoin “Dizionario biografico degli Italiani”, vol. 87 (2016).
TERRENI Francesco, S. Giulia e la più antica confraternita livornese: l’arciconfraternita del SS. Sacramento e di S. Giulia, Livorno, Stella del mare, 2003.

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