Le architetture cinquecentesche e seicentesche (seconda parte)

Proseguiamo con l’analisi delle tipologie architettoniche che caratterizzavano la città a cavallo dei due secoli. Dopo le opere religiose e quelle militari, osserveremo oggi le opere civili e pubbliche.

Il Piano Civile

Come sappiamo, la Livorno a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento vide un incremento dei flussi di commercio e una crescita demografica notevoli: fu necessaria, dunque, un’espansione della rete di accoglienza in termini di abitazioni, strade e quartieri. Dal 1590, infatti, si avviarono le costruzioni di case sulla Via Maestra (o Via Ferdinanda), prima, e nelle vie attigue, poi. Le tipologie di queste unità edilizie erano formalmente di due tipi: una più diffusa, articolata su due piani bilocali, con scala esterna, per i lavoratori e commercianti, ed un’altra più accogliente e complessa al fine di soddisfare e invogliare le classi più agiate.

Case su Via Greca.

Il ruolo della suddetta Via Ferdinanda (che oggi prende il nome di “Via Grande”), asse di collegamento tra Porta Colonnella (attualmente davanti ai Quattro Mori) e la Porta Pisana rivolta nell’entroterra, fu di primo piano e costituì il fulcro del programma urbanistico di Ferdinando I.

Insieme alla consistente costruzione di nuove abitazioni, in campo di accoglienza si pensò anche al collocamento dei numerosi schiavi (musulmani per lo più) che arrivavano a Livorno ad opera soprattutto dei Cavalieri di Santo Stefano, destinati al servizio sulle galee del Granducato. A tale necessità, nel 1598, l’ingegnere Alessandro Pieroni rispose con la realizzazione del Bagno dei Forzati, imponente struttura che occupò l’area del Bastione Grande di Cosimo.

Ingegneria Pubblica

Lo stesso Pieroni, progettista del Bagno dei Forzati e degli spazi adiacenti ad esso, realizzò anche un ampliamento dell’Ospedale di Sant’Antonio, ubicato a lato della chiesa omonima. Esso andava a occupare le stesse aree delle vecchie fortificazioni, insieme al Bagno dei Forzati e a un altro edificio di sua progettazione, la Biscotteria, con funzione di dispensa dei grani e preparazione dei biscotti da imbarcare per i marinai. Queste tre opere del Pieroni dunque si distinguevano dal nucleo antico e dai nuovi spazi cittadini.

Contemporaneamente alle costruzioni urbane, l’ingegneria del governo di Ferdinando I volse lo sguardo al mare in maniera cospicua, interessando l’incremento del porto labronico sotto molteplici aspetti.

L’Ospedale di Sant’Antonio.

Nel 1591 si realizzò un allargamento del bacino portuale contiguamente alla vecchia darsena, di pari passo con l’espansione dell’ingresso ad esso – la “bocca” – e alla ripulitura del vecchio. Negli stessi anni si sviluppò anche una vasta piattaforma, destinata all’ubicazione dei capannoni dell’arsenale e prossima alla darsena.

In difesa dello scalo livornese da eventuali epidemie, inoltre, fu edificato il Lazzaretto di San Rocco nel 1597, dove merci e viaggiatori sospetti erano destinati alla quarantena; esso andò a sostituire il precedente Lazzaretto del 1583, fatto edificare da Francesco I presso lo scoglio del Fanale.

Opere pubbliche celebrative

In anni di sviluppo economico e urbano ci fu spazio anche per le opere pubbliche celebrative; non possiamo che citare dunque il monumento dei Quattro Mori, che prese forma a fine Cinquecento, strutturato in due tempi, per mano di due differenti artisti. La parte superiore, che ritrae Ferdinando I nelle vesti dei Cavalieri dell’Ordine di Santo Stefano, fu realizzata da Giovanni Bandini nel 1595 e arrivò a Livorno nel 1606. Successivi invece sono i quattro mori, fusioni in bronzo di Pietro Tacca del 1620-21. Tale complesso monumentale all’ingresso della città è sicuramente tanto carico in senso figurativo, quanto nei significati: si attribuisce infatti un connotato simbolico ai mori come rappresentanti le quattro parti del mondo conosciute, oltre alla venerazione di Ferdinando I come vero fondatore di Livorno.

Da sottolineare anche il fatto che il complesso statuario fosse stato progettato insieme a due fontane scultoree (quelle coi mostri marini), di Pietro Tacca: il destino avverso portò gli originali lontano da Livorno per esser collocati a Firenze in Piazza SS. Annunziata. Le copie presenti nella piazza Colonnella furono realizzate negli anni Cinquanta per commemorazione. Curiosità: un’altra copia fu poi realizzata per una Villa della Roma barocca e qui portata per collocarla nel suo giardino.

Conclusioni

Odoardo Warren, pianta della città di Livorno.

L’enorme massa di investimenti sotto il profilo strutturale del governo di Ferdinando I a cavallo dei secoli è riscontrabile dagli antichi bilanci dell’Ufficio della Fabbrica, che restano sostenuti fino al 1608, anno in cui conoscono una lieve declinazione.
Livorno successivamente scoprì altri finanziatori nell’Opera dei Ceppi di Prato e nell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, già presenti nella storia di quei decenni e che già avevano preso parte in maniera cospicua alla crescita della città.

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