Su e giù per Livorno, TAPPA 25. Chiesa di S. Sebastiano – Casa natale di Guerrazzi

Ferdinando II donò a’ frati di S. Paolo, o Barnabiti, in fondo a Via S. Francesco, due magazzini, e su disegno di Giovanni Cantagallina, a spese del Comune, di prelati e di cittadini, nel 1633, sorgeva la Chiesa di S. Sebastiano, protettore degli appestati.

Ripartiamo idealmente dallo scomparso Teatro delle Commedie e proseguiamo con la visita di questa zona della città. Se la Chiesa di S. Sebastiano è ancora oggi fortunatamente in piedi, vedremo che l’altro luogo d’interesse segnalato dalla nostra guida non esiste più, scomparso – insieme alla strada dove sorgeva – con le modifiche urbanistiche avvenute in questa zona negli anni successivi.

La Chiesa di S. Sebastiano. I Barnabiti

I Barnabiti erano presenti a Livorno dal 1629: su richiesta dell’arcivescovo di Pisa (cui dipendeva la diocesi di Livorno) dalla loro sede originaria di Milano furono inviati in città due membri di quest’ordine in qualità di penitenzieri della Collegiata; inizialmente i due sacerdoti furono ospitati presso lo Spedale della Misericordia (vicino alla Collegiata) e successivamente il granduca Ferdinando II offrì loro una casa nella Piazza d’Arme. Fu lo stesso granduca che donò loro due magazzini della fornace di mattoni (che servivano alla costruzione delle fortificazioni) poi trasformati nella chiesa che vediamo oggi su disegno del Cantagallina (1633). La dedica della chiesa a San Sebastiano deriva da un voto fatto dalla comunità a questo santo (protettore dalla peste insieme a San Rocco) nel 1479, in seguito a una grave pestilenza; tale voto fu rinnovato nel 1630, in occasione di un’altra gravissima epidemia di peste che devastò la città (oltre che tutta Europa). A seguito di questa seconda epidemia la presenza dei Barnabiti a Livorno aumentò e questi acquistarono per proprio utilizzo un’area adiacente la Chiesa, nella scomparsa Via della Fornace.

L’aspetto esterno della chiesa è molto sobrio: sulla facciata ai lati dell’ingresso sono disposte simmetricamente in nicchie due sculture dei santi Stefano e Lorenzo; in alto, una finestra rettangolare fa funzione di rosone. La chiesa, che ha perduto buona parte dell’arredo originario, è a pianta longitudinale a navata unica. Già nel 1677 essa subì lavori di restauro e ampliamento diretti dall’architetto Giuseppe de Lorenzi: l’edificio fu alzato e fu costruita e affrescata la volta (gli affreschi sono oggi perduti); altri restauri furono eseguiti circa due secoli dopo:

(…) al principio del secolo scorso Luigi Quirici, malamente, vi fece altri restauri.

Sull’altare maggiore è un dipinto del romano Francesco Briglia raffigurante il martirio di San Sebastiano con San Paolo e il beato Alessandro Sauli, barnabita; di particolare interesse è anche il bassorilievo con l’Annunciazione nell’altare di sinistra eseguito da Giovanni Dupré nel 1884. Nel presbiterio sono presenti due tavole raffiguranti i santi apostoli Matteo e Giovanni, opera di Giorgio Vasari e bottega: si tratta di due pezzi di quello stesso polittico (originariamente per la cappella di San Michele in Vaticano) di cui faceva parte anche la tavola con l’Assunzione della Vergine conservata nella chiesa di Santa Caterina (e in cui ci eravamo imbattuti nella relativa tappa del nostro itinerario). Nella sagrestia è conservata la cinquecentesca scultura lignea raffigurante San Sebastiano, in origine posta sull’altare maggiore: essa fu donata dalla Confraternita di Santa Giulia, probabilmente per placare quella diatriba in corso con gli Agostiniani di cui abbiamo parlato quando abbiamo visitato la chiesa di San Giovanni. Come ci ricorda la nostra guida, una curiosità è la presenza della cappella della Madonna di Loreto, “in cui è riprodotto fedelmente lo interno della Casa della Vergine miracolosa di quella città”. Si tratta di una cappella costruita nel 1639 a spese di alcuni cittadini livornesi, fra cui il governatore Giulio Barbolani e sua moglie Artemisia: sembra che in occasione della sua inaugurazione furono organizzati grandi festeggiamenti (cui partecipò anche il granduca) e che in seguito essa abbia attirato molti pellegrini da fuori città.

La cappella della Madonna di Loreto.

Nel gennaio del 1650 il granduca Ferdinando II diede incarico ai Barnabiti di gestire le scuole pubbliche della città, i cui corsi furono inaugurati nel novembre dello stesso anno. Nel 1783 fra le riforme di Pietro Leopoldo fu l’istituzione del Collegio Leopoldo in sostituzione della scuola dei Barnabiti, cui fu tolta “la concessione di tener cattedra”. Il Collegio, che non diede i risultati sperati, nel 1790 cessò le sue attività e due anni dopo, grazie a un decreto di Ferdinando III, i Barnabiti presero di nuovo possesso delle loro scuole, che vennero riaperte:

(…) e fino a pochi anni sono hanno esercitato il loro ministero con grande amore e con vera dottrina.

Fra le materie insegnate nella scuola erano grammatica, storia, geografia, retorica, mitologia, nautica, lingue; fra i molti illustri livornesi che negli anni vi seguirono i corsi, ricordiamo Giuseppe Micali, Enrico Mayer, Filippo Corridoni, Giuseppe Piombanti.

La casa ove nacque F. D. Guerrazzi

Tornando in parte sui nostri passi, seguiamo il nostro anonimo accompagnatore verso la “brutta e scoscesa Via del Mulino a Vento, al n. 4, vicino a Via Remota” per vedere da fuori la casa dove il 12 agosto 1804 nacque Francesco Domenico Guerrazzi, come segnalava una targa posta sull’edificio dall’Amministrazione comunale. Ci rendiamo presto conto, però, che la Via del Mulino a Vento citata nella guida non corrisponde a quella attuale, né tantomeno oggi esiste una “Via Remota”, come possiamo vedere nella carta di cui ci eravamo già serviti nella tappa precedente e che riproponiamo di seguito.

L’assetto urbanistico prima della guerra. Fonte: GARBERO ZORZI Elvira e ZANGHERI Luigi, a cura di, I teatri storici della Toscana. Censimento documentario e architettonico, Firenze, Giunta Regionale Toscana, 1999-2000.

Come avevamo già accennato nello scorso episodio, questa zona fu gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale e durante la ricostruzione negli anni Cinquanta subì un riassetto a livello urbanistico che vide la scomparsa di alcune delle strade originarie. Per avere un’idea di come doveva apparire la casa natale del nostro illustre concittadino giungono però in nostro aiuto gli archivi della Biblioteca Labronica, in cui è conservata una fotografia che immortala l’edificio in Via del Mulino a Vento (su cui si riesce a distinguere la targa commemorativa): la proponiamo di seguito insieme a un’immagine della zona come appare oggi.

Per approfondire

D’ANIELLO Antonia, a cura di, I luoghi della fede – Livorno, la Val di Cornia e l’arcipelago, Milano, Mondadori, 2000.
DEL LUCCHESE Aldo
Stradario storico della Città e del Comune di Livorno, Livorno, Belforte, 1973.
FERRERO FrancescoLe epigrafi scomparse, in “Rivista di Livorno”, anno 3 n. 1, gennaio-febbraio 1953.
FRATTARELLI FISCHER Lucia, LAZZARINI Maria Teresa, Chiese e luoghi di culto a Livorno dal medioevo a oggi, Ospedaletto, Pacini, 2015.
MARCHI Vittorio
Guida storica ed artistica di Livorno e dintorni in 17 itinerari, Livorno, Ente Provinciale per il turismo, 1981.
PANESSA Giangiacomo, Chiese a Livorno in età granducale. Secoli XVII-XIX, Livorno, Debatte, 2013.
WIQUEL Giovanni, Dizionario di persone e cose livornesi, Livorno, Bastogi, 1976-1985.

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